martedì 17 aprile 2018

Il gesto rivelatore.

di Luciana Piddiu. L'oscuramento delle mammelle della lupa capitolina, durante la partita Roma - Barcellona, trasmessa dalla TV iraniana, ha suscitato molti commenti.
Per lo più ironici e divertiti, alcuni quasi impertinenti, come quello di Gianluca Nicoletti, su La Stampa, che immagina di equipaggiare con un bel paio di mutande il toro che compare nel simbolo della squadra del Torino. Ma se ci si interroga, al di là dell'ironia, sul significato profondo di quella censura c'è davvero poco da ridere. Quella scelta di cancellazione del seno rivela e svela un suo significato simbolico profondo. Il seno è per eccellenza il simbolo della femminilità. Il seno nutre e dà piacere, è la quintessenza dell'essere femminile. Conta poco che il seno in questione appartenga a un animale, la cosa scandalosa è che la lupa stia allattando due bambini. Il seno è donna e suscita il desiderio, lo genera: questo a Teheran, è ancora oggi, a dispetto della millenaria civiltà persiana, considerato una colpa. Il corpo della donna, desiderato e proibito, è una minaccia per l'ordine sociale costituito. E quell'immagine riprodotta sul gagliardetto della Roma, ricorda il desiderio e la proibizione ancestrale che riguarda proprio la relazione fra i poppanti e il corpo della madre. È il richiamo al corpo della loro madre, desiderata e interdetta, che ha turbato i censori della TV di stato iraniana. Da quel ricordo infantile trae origine l'inquietudine e l'angoscia nei confronti del corpo della donna considerato impuro e sporco. Per questa ragione la donna può circolare nello spazio pubblico solo se opportunamente velata. Il velo salva l'uomo da suoi stessi inconfessabili desideri. E diciamolo finalmente: per quanto abbia alle spalle una civiltà antica e raffinata, che onora i poeti e i cultori della lingua parsi, la teocrazia islamica dei mullah ha paura dei seni di una lupa. Censurandoli rivela la sua idiosincrasia, quasi paranoica verso gli esseri femminili, a dispetto della sua pretesa modernità. Ma i gesti, come i simboli, non mentono!

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