giovedì 5 aprile 2018

Non è solo una questione di vitalizi… ma di giustizia sociale!

Abolire i vitalizi 'pregressi' ai parlamentari, perchè a quelli in carica sono stati già aboliti nel 2012 e trasformati in pensioni calcolate con il contributivo che si ricevono al compimento del 65° anno di età, è il colpo ad effetto dell'antipolitica.
È teatro! È demagogia! È qualunquismo! È populismo! È gettare fumo negli occhi! Anche perché se contributivo deve essere per i "vitalizi pregressi dei parlamentari", allora dovrebbe esserlo per tutti, anche per quei "normali" lavoratori collocati a riposo con il retributivo e magari con una pensione baby di 14 anni, sei mesi e un giorno! Vieppiù, resta un fatto inconfutabile: la politica e la democrazia hanno un costo e quel costo è meglio che lo paghino i cittadini, con una equa tassazione, piuttosto che le lobby! Pertanto, uno stipendio e una pensione adeguati al ruolo e al compito assegnato ai parlamentari dai cittadini italiani che li hanno eletti a rappresentarli in Parlamento, vanno pur sempre assicurati per garantirne autonomia legislativa e indipendenza politica, intellettuale ed economica agli onorevoli, chè, altrimenti, farebbe scattare ben altri e più pericolosi meccanismi! È impensabile che un parlamentare faccia gratis il suo mestiere, solo per il fatto di essere un 'onorevole'. Non esiste. Quello che, invece, va combattuto - ma seriamente - sono gli sprechi, le ruberie, le corruttele e le disuguaglianze. Disuguaglianze, soprattutto, all'interno dell'amministrazione pubblica, dove lo Stato continua a discriminare i suoi dipendenti con stipendi di "Serie A" e di "Serie B". Allora, che si metta finalmente mano anche agli #stipendidoro di coloro che fanno da contorno alla cosiddetta "casta", ovvero a quei dipendenti di Camera, Senato, Quirinale, ecc, ecc, che continuano a percepire #stipendidoro, alla faccia di tutti gli altri dipendenti dello Stato che, a parità di requisiti, campano con #stipendidafame!

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