lunedì 4 giugno 2018

Contratto di Governo, un’idea che viene da lontano.

di Gerardo Lisco. Tra le tante polemiche che ho letto in questi giorni relativi al processo negoziale che ha portato alla nascita del Governo M5S Lega c'è quella relativa al contratto di governo.
Ho trovato questa polemica sciocca, inutile e soprattutto slegata dall'attuale contesto culturale dominato dall'idea di Individuo e Mercato. L'idea del contratto come base per l'esistenza stessa della Società e l'esercizio del Governo ha origini antiche. Nel mondo antico, in quella parte del Mondo dove la civiltà è nata, per capirci il mondo Indo - Ariano l'idea del patto, dell'accordo si chiamava mitra e si identificava con il dio Mitra ossia il dio giurista, la divinità garante del patto che inizialmente solo gli uomini liberi potevano sottoscrivere perché in grado di poterlo rispettare. Il linguista francese A. Meillet ne individua la radice nel termine mei ossia scambiare. Cos'è il contratto se non appunto scambio. L'idea del contratto attraversa il Mondo Occidentale diventandone la base, il fondamento. Presso i popoli barbarici dell'Alto Medio Evo era in uso l'elezione del capo che li avrebbe condotti in guerra. Quella elezione da parte degli uomini in arme era la cessione di parte della sovranità di ciascun individuo a favore di un capo, cessione che aveva in se l'idea stesa di contratto. Con la nascita dei Regni Romano - Barbarici il giuramento acquisisce una dimensione sacra garantita dalla Chiesa ed acquisisce forma giuridica dall'incontro con il diritto romano. E' nella sacralità del patto che sono compresi i fattori che attribuiscono al suddito la possibilità di risolvere il contratto sottoscritto nel caso di violazione da parte di colui che esercita il governo. Il filosofo e teologo tedesco medievale Manegoldo di Lautenbach, uno dei primi filosofi e teologi a teorizzare il contrattualismo come fondamento del potere in piena età Medievale, nel Liber ad Gebehardum si spinge fino al punto da giustificare lo stesso tirannicidio: "Quando colui che è stato scelto per punire i malvagi diviene egli stesso malvagio e esercita con crudeltà contro i suoi sudditi la tirannide che aveva il compito di allontanare dal regno, è evidente che deve decadere dalla carica concessagli e che il popolo ha il diritto di liberarsi dal suo dominio: è il re divenuto tiranno il primo a rompere il patto. Nessuno può accusare il popolo visto che il re è stato il primo a tradire la fiducia pattuita." Proprio i diritti naturali giustificheranno il tirannicidio e il diritto alla rivolta contro il potere del Sovrano dalla rivoluzione inglese del 600 in poi e diventeranno la base ideologica per l'affermazione del mondo borghese. Tra la fine del 400 e la prima metà del 500 si inserisce il pensiero di un grande filosofo italiano della politica, Mario Salomoni degli Alberteschi, che nella sua opera principale dal titolo 'De Principatu' sostiene il fondamento contrattuale dello Stato nato dalla necessità di soddisfare i bisogni della società creata da Dio e fatta da persone uguali; non essendo sufficiente l'azione dei privati, diventava necessario l'intervento dello Stato. Da qui il principio che vuole che l'origine del potere risieda nel popolo e che nell'interesse dello stesso popolo il sovrano lo debba esercitare. Quanto teorizzato da Salomoni è di una modernità impressionante e rappresenta il fondamento delle moderne Costituzioni liberal democratiche e direi anche sociali. A partire dal XVI secolo, con l'egemonia culturale rappresentata dal Giusnaturalismo, vedremo l'idea del Contratto come fondamento dello Stato ma anche come strumento di battaglia politica e culturale che vedrà l'affermazione via via della moderna società borghese. Il contratto sociale diventa l'elemento centrale delle filosofie politiche di Hobbes, Locke, Smith, Rosseau, Kant, per giungere fino ai giorni nostri con la riscoperta del contratto sociale, da parte di John Rawls ne "Una teoria della giustizia", quale strumento utile a creare una società giusta in un sistema politico liberale sempre di più dominato dalla logica del mercato. Sempre nell'ambito della riscoperta del contratto come fondamento della società si inserisce la nascita di materie interdisciplinari come l'analisi economica del diritto che si riallaccia direttamente dal pensiero di A. Smith. L'idea di contratto come fondamento della Società e dello Stato, come ho provato a dimostrare in questo breve excursus storico, è lo strumento principale attraverso il quale si articolano le relazioni tra i soggetti che interagiscono tra di loro nelle forme più svariate. Il contratto come relazione è il fondamento di una società che coincide sempre di più con l'idea di mercato, il proliferare di Authority ne è uno degli esempi: qual è il compito delle varie Autorità Amministrativa, infatti, se non quello di regolamentare le varie attività economiche e sociali operando al fine di eliminare le eventuali forme di disparità che precedono la sottoscrizione di un contratto. In conclusione l'idea del Contratto di Governo proposta dal capo politico del M5S è in linea con la cultura politica, economica e sociale dominante che tende a ridurre ogni manifestazione a negoziazione e quindi a contratto. Non è nemmeno un caso che l'idea del contratto di governo sia nata in Germania relativamente al nuovo governo Merkel sostenuto da SpD e CGU/CSU. La Germania è la patria dell'ordoliberalismus e il contratto ne rappresenta l'essenza: l'individuo lasciato libero di negoziare di sottoscrivere contratti in un mercato regolamentato. La questione vera non è il contratto di governo sottoscritto da Lega e M5S ma l'oggetto del contratto e cioè se al di là dei proclami saranno in grado di ricostruire l'identità di una Nazione e di un Popolo destrutturato dalla Globalizzazione e soprattutto a quali condizioni ciò avverrà.

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