venerdì 22 giugno 2018

Quale libertà?

di Piero Tucceri. Viviamo ormai risucchiati in un vortice di conformismo confuso come condizione di benessere.
Lo siamo al punto tale che se soltanto ci azzardassimo a manifestare una opinione diversa da quella corrente, ci attireremmo addosso il sospetto generale. Questo controsenso ricorre dal momento che l'impenetrabile sistema di potere dal quale siamo dominati, assuma l'inderogabile criterio secondo il quale qualcuno debba pensare e agire per conto degli altri. Una così destrutturante situazione viene impartita con modalità subliminali al fine di essere insospettabilmente recepita dal volgo. Solo in tal modo, si sedimenta nell'intimo dei singoli una dilagante situazione di coatto conformismo. Poiché, soltanto così, il sistema di potere riesce a spiegare tutto facendo comprendere nulla al fuorviante occhio della massa, alla quale tutto risulta di conseguenza più semplice, a condizione non le si rammenti che l'esistenza rappresenti un impegno: una continua disputa comportante diversi rischi da affrontare. Per rendere seducente questa imposizione, il sistema di potere inflaziona la parola libertà. Tanto che, nella società occidentale, il suo ricorso sia diventato praticamente indiscutibile, dimenticando, o comodamente fingendo di farlo, che sia più facile battersi per la libertà che comprenderne il suo più autentico significato. Essere liberi non vuol dire "sic et simpliciter" poter fare i propri comodi. Nell'attuale contesto sociale, questo aspetto è di primaria importanza, considerato che, già attraverso il quotidiano bombardamento pubblicitario, recante messaggi più o meno subliminali, le persone risultino condizionate al punto da orientarsi verso la scelta di beni dei quali non avrebbero un effettivo bisogno. Questo si consuma a scapito della scelta di altri beni che dovrebbero essere invece assai più utili. Un così aberrante condizionamento di massa si compie perché i desideri delle persone sono agevolmente condizionabili dall'esterno. Nell'orientamento verso le singole scelte, risultano di fondamentale importanza la volontà e il pensiero inteso come capacità cogitante del singolo individuo. Soltanto dal loro giusto equilibrio esitano preferenze davvero autonome. Per questo i responsabili della sorte del pianeta vogliono che la gente non lo faccia. Perché per loro conta esclusivamente affermare il totalitarismo dei desideri indotti. Ne consegue che soltanto attraverso un risoluto contenimento catecontico sia possibile arginare la minacciosa e perversa avanzata dell'anomia del potere economico e finanziario che sta inesorabilmente conducendo verso la distruzione del pianeta.

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