mercoledì 6 giugno 2018

Renzi-show: Conte premier non eletto, potrei dire un collega. Non avete più alibi, siete l'establishment!

Matteo Renzi, nel suo intervento al Senato per la fiducia al governo gialloverde, attacca a testa bassa: "Avete detto tutto e il contrario di tutto. Il contratto è scritto con l'inchiostro simpatico e garantito da un assegno a vuoto", accusa l'ex premier ed ex segretario del Pd.
Poi si rivolge al neo presidente del consiglio, Giuseppe Conte: "Lei è un premier non eletto, potrei dire un collega", scherza, sottolineando però le differenze tra il vecchio e il nuovo governo: "Ma nessuno le sta negando la legittimità perché non ce n'è motivo. Il presidente del consiglio dei ministri non avrà la nostra fiducia, ma avrà sempre il nostro rispetto. Lei con il giuramento è anche il nostro premier, e noi la rispetteremo in questa aula e fuori da questa aula. Il rispetto dei ruoli di governo e opposizione. Noi rispetteremo il presidente del Consiglio. La rispetteremo fuori da questa aula quando porterà i nostri colori al G7, a Bruxelles, quando prenderà la parola all'Onu". Poi la frecciatina ai 5Stelle: "Le garantiamo che la nostra opposizione non occuperà mai i banchi del governo in tono provocatorio", ha sottolineato ricordando le proteste in Aula dei grillini, "Non insulterà sui social i ministri della Repubblica, non attaccherà le istituzioni di questo Paese con il grido mafia, mafia come accaduto nel 2014. Pensiamo che in quei banchi ci sia la coalizione di domani, noi siamo un'altra cosa. Siete diversi, ma avete lo stesso metodo di violenza verbale. Anche noi potremmo farvi lo screening, ma non lo facciamo perché noi siamo un'altra cosa". Quindi spara dal fronte di opposizione, partendo dal conflitto di interessi che ha coinvolto il ministro della Difesa Elisabetta Trenta: "Noi faremo il nostro dovere di opposizione, e inizieremo già la settimana prossima convocando la ministra della Difesa al Copasir per una cosa che ella sa bene". E cioè sul caso del marito, il capitano Claudio Passarelli, che era alla segreteria della direzione armamenti e che ieri il ministro ha trasferito all'ufficio Affari Generali dell'Esercito. "Il punto fondamentale che motiva il no alla fiducia: voi dite che è iniziata la Terza Repubblica, gli 89 giorni di teatrino a cui abbiamo assistito ci fanno sembrare che continui la prima. I 'due forni' è una espressione che non sentivamo dagli anni Novanta. Non so se è il governo del cambiamento. Intanto è cambiato il vocabolario: quello che nella XVII Legislatura si chiamava inciucio oggi si chiama contratto; quello che nella XVII Legislatura si chiamava partitocrazia oggi si chiama democrazia parlamentare, quello che nella XVII Legislatura si chiamava condono oggi si chiama pace fiscale, quello che nella XVII Legislatura si chiamava un uomo che tradisce il proprio mandato oggi si chiama cittadino che aiuta il governo a superare la fase di crisi. Non so se cambierete il Paese. Intanto avete cambiato vocabolario". Infine, Renzi si concentra su Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che per l'ex segretario dem sono le due facce di una stessa medaglia. "Non mi colpisce che Salvini abbia scelto di partire dall'immigrazione ma mi colpisce la frase 'la pacchia è finita': il leader politico Salvini ci ha abituato a queste espressioni, io non le condivido. E da padre a padre: stia attento alle parole perché lei non è più solo un leader politico, lei rappresenta un paese, non possiamo permetterci di creare un clima incendiario, lei guida l'ordine pubblico, è responsabile della sicurezza di tutti noi, parli da padre sapendo che i figli ci ascoltano". E a Di Maio: "avete fatto la storia almeno 80 volte in 89 giorni, lei ha detto 'Lo Stato siamo noi', ma lei non è lo Stato, voi siete il potere e tocca a voi. Non avete più alibi, siete l'establishment".

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