venerdì 1 giugno 2018

Un povero Paese.

di Piero Tucceri. Gli eventi che in questi giorni stanno caratterizzando la vita sociopolitica italiana, dimostrano inequivocabilmente l'uscita allo scoperto di quei poteri, più o meno occulti, che da sempre ne condizionano le sorti.
Si rende così evidente anche ai più sprovveduti la sempre più triste condizione di un consesso antropico mai saputosi elevare alla dignità di Popolo. Ormai, siamo di fronte a una avvilente situazione la quale conferma, ove ce ne fosse ancora bisogno, come l'Italia sia veramente "un povero paese", come ebbe a definirla uno statista della levatura di Charles de Gaulle, e come tale condannata alla sottomissione. L'Italia non ha più nessuna autonomia: essa è completamente in balia dei poteri forti di Bruxelles. Questo, al di là delle sempre più eclatanti quanto sterili farse elettorali! Quel che purtroppo cela la fittizia diatriba innescata intorno alla figura dell'economista Paolo Savona, è una penosa degenerazione sociale e politica. Anche se si tornerà a votare, avremo nuovamente a che fare con una inutile, se non addirittura dannosa, consuetudine, perché lo si potrà fare soltanto a condizione che il risultato uscito dalle urne risulti gradito agli ambienti della finanza mondialista e quindi ai mercati, alle banche e a quanto vi gravita intorno. Di fronte a un simile degrado socioantropologico, in un Paese davvero civile, il Popolo si sarebbe fatto sentire e avrebbe preso in mano il proprio destino. Ovviamente, non è questa la fattispecie italiana. Qui certe cose non succedono. Semplicemente, perché manca un Popolo. Per la verità, in Italia un Popolo non c'è mai stato. Al suo posto parassita soltanto "un volgo disperso che nome non ha". Ecco perché ci sarebbe da vergognarsi. Solo che la vergogna può provarla soltanto il Popolo e non il volgo. In questo ambito si inscrive la ibridazione dell'Italia, volta a trasformarla in un incrocio semiafricano. Il che porterà, nel volgere di un paio di generazioni, ad avere una sempre più consistente fascia della popolazione orientata verso il meticciato, il quale, unitamente con le guerre economiche in corso, esiterà in una moltitudine di schiavi, tutti rigorosamente omologati e anonimi, e perciò senza radici culturali, senza storia e senza una propria lingua: insomma, esiterà in un coacervo di oppressi che risulterà assai meglio controllabile di quello odierno ancora diviso per etnie, lingue e stili di vita. Le maggiori responsabilità di tanto degrado socioculturale ricadono su ciascun individuo quando pensa che l'argomento non lo riguardi, quando accetta supinamente certe imposizioni, quando si gira altrove fingendo di non vedere e sentire quel che gli accade intorno: quando spegne il suo cervello, consentendo ad altri di invadere ambiti non propri.

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