martedì 31 luglio 2018

I flussi migratori, tanto in uscita quanto in entrata, sono dettati da interessi economici per la conservazione dello status sociale della upper class.

di Gerardo Lisco. Scriveva Karl Polany in 'La grande trasformazione': "… l'economia dell'uomo, di regola, è immersa nei suoi rapporti sociali.
L'uomo non agisce in modo da salvaguardare il suo interesse individuale nel possesso di beni materiali, agisce in modo da salvaguardare la sua posizione sociale, le sue pretese sociali, i suoi vantaggi sociali. Egli valuta i beni materiali soltanto nella misura in cui essi servono a questo fine. Né il processo di produzione né quello di distribuzione sono legati a specifici interessi economici legati al possesso dei beni; tuttavia ogni passo di questo processo è collegato ad una molteplicità di interessi sociali che alla fine assicurano che il passo necessario venga compiuto." Ed è partendo dall'insegnamento del grande economista e antropologo ungherese che voglio provare a sviluppare alcune riflessioni sul dibattito in corso sulla questione migratoria e sul modello economico e sociale che, attraverso le istituzioni UE, le classi dominanti stanno imponendo piegando la volontà dei ceti subalterni. Quando si parla di "emergenza immigrazione", dovremmo parlare anche della "emergenza emigrazione" visto il numero consistente di giovani italiani, in prevalenza laureati, che lasciano l'Italia, e nello specifico il Mezzogiorno, per raggiungere le mete indicate dalle logiche del modello capitalista dominante. Emigrazione ed immigrazione sono facce della stessa medaglia. I flussi migratori provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente sono il prodotto di una comune azione dei ceti dominanti dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia per continuare a conservare il proprio status sociale. Dall'analisi dei dati sul numero di immigrati arrivati in Italia negli ultimi tre anni risulta che solo a una minima parte viene riconosciuto lo Status di rifugiato politico. Se non fosse che ad altri viene concesso il permesso per motivi umanitari, il 74% degli immigrati non avrebbe nessun diritto di restare in Italia, in quanto immigrato clandestino; quindi "carne" utile per ogni tipo di attività criminale: prostituzione, traffico d'organi, mano d'opera sottopagata, ecc. Appare chiaro che le ragioni dei flussi migratori, tanto in uscita quanto in entrata, sono strettamente legate a questioni economiche e di salvaguardia della posizione sociale occupata dalla upper class. I giovani italiani che emigrano all'estero lo fanno perché il nostro sistema sociale li espelle, l'immigrato che arriva in Italia lo fa per le stesse ragioni. In entrambi i casi spesso e volentieri invogliati da una narrazione che indica i Paesi da raggiungere come una sorta di El Dorado. Esiste una differenza di fondo tra le due categorie di migranti: noi esportiamo mano d'opera qualificata per importare mano d'opera dequalificata. Il che significa che il nostro investimento in formazione arricchisce altre economie in termini di know-how; mentre a noi arriva mano d'opera non qualificata che spinge il nostro sistema economico tra le economie arretrate e a basso valore aggiunto in termini di innovazione e conoscenza. Per conservare le posizioni sociali dominanti i ceti egemoni italiani bloccano il cosiddetto "ascensore sociale" per evitare la concorrenza da parte dei figli delle classi subalterni a posti qualificati e nel contempo, in nome di un falso ed ipocrita umanitarismo, operano per accogliere mano d'opera dequalificata e a basso valore aggiunto disponibile a svolgere mansioni e prestazioni lavorative subalterne. Gli strumenti adottati per bloccare la concorrenza dei figli dei ceti subalterni sono la riduzione della spesa pubblica per il sociale, la privatizzazione dei servizi pubblici e dei diritti sociali, la svalutazione del titolo di studio, la moderazione salariale, la precarizzazione del lavoro. La riduzione del deficit e del debito pubblico sono i principali strumenti utilizzati per eliminare ciò che resta dell'uguaglianza in partenza secondo l'idea socialdemocratica. Rispetto agli immigrati si opera di concerto con i ceti dominanti dei Paesi d'origine creando condizioni di instabilità politica ed economica funzionali sia allo sfruttamento delle risorse di quelle realtà sia per espellere appunto forza lavoro e ridurre la concorrenza che i ceti subalterni potrebbero fare ai ceti dominanti autoctoni. Le stesse ONG sono tra gli strumenti usati per destabilizzare ed espellere persone da quelle aree. Come scrive il regista italiano di origine ghanese Fred Kuwornu: "Che senso ha sostenere che questo traffico di "schiavi" e questa truffa criminale della mafia nigeriana, come quelle asiatiche in Asia, deve continuare? A chi fa bene? Non fa bene al continente africano, non fa bene al singolo africano arrivato qui, perché al 90 per cento entra in clandestinità e comunque non troverà mai un lavoro dignitoso; non fa bene all'Italia che non ha le risorse economiche e culturali per gestire e sostanzialmente mantenere tante persone che non possano contribuire specialmente in un Paese dove il 40% dei coetanei di questi giovani africani è già senza un lavoro; e non fa bene neanche all'immagine che l'europeo ha dell'Africano perché lo vede sempre come una vittima, un povero, un soggetto debole. Questo da africano, ma anche essere umano, è l'atteggiamento più razzista che ci sia oltre che colonialista perché non aiuta nessuno, se non le mafie e chi lavora in buona o malafede in tutto questo indotto legato alla prima assistenza". Se compariamo le due realtà, quella italiana e quella dei paesi di provenienza dei flussi migratori, si evince in modo chiaro che la questione attiene le modalità che i ceti sociali dominanti stanno mettendo in campo per salvaguardare il proprio status sociale. Per capire ciò che sta succedendo in relazione alla costruzione di questo modello di U.E. rinfrescarsi la memoria è sempre utile. La questione immigrazione, il mantra, recitato da Boeri e non solo, sul calo demografico dell'Italia è strettamente connesso ai vincoli rivenienti dal Patto di Stabilità partorito da Waigel. I capisaldi su cui si regge il suddetto Patto è contenuto nei Regolamenti n. 1466/1997 e n. 1467/1997. Ogni Stato membro ha l'obbligo di presentare all'Ecofin e alla Commissione Europea il suo Programma di stabilità e dai successivi atti che hanno prodotto Six Pack fino al pareggio di bilancio in costituzione. Partiamo dalle origini. Ogni Stato ha l'obbligo di specificare gli obiettivi di medio periodo relativi al rapporto deficit/PIL, debito/Pil, crescita, inflazione, occupazione, investimenti; i provvedimenti attraverso i quali il Governo raggiungere gli obiettivi previsti. Tutto questo deve essere fatto tenendo presente la sostenibilità dei conti nel lungo periodo. E' qui che si inserisce la questione immigrazione. L'U.E. chiede conto ai singoli Stati se a fronte delle previsioni demografiche i conti pubblici reggeranno alla spesa pubblica per Sanità e Pensioni. Questi vincoli sono stati introdotti e sottoscritti all'epoca del Trattato di Maastricht, cioè un quarto di secolo fa. Il che significa che un quarto di secolo fa l'establishment ha stabilito che il crollo demografico dell'Italia fosse un dato ineluttabile, le politiche economiche e sociali condotte sin qui lo hanno reso ineluttabile. Un quarto di secolo fa l'establishment ha stabilito che bisogna importare schiavi, scusatemi fare accoglienza, per poter rispettare il Patto di Stabilità e consentire ai ceti dominati di conservare la propria posizione. Sul piano culturale oltre che pratico l'idea stessa di stabilità del bilancio è in sè conservatrice. Tutto questo vuol dire che, a monte, un gruppo di tecnocrati e un ceto politico asservito all'ideologia neoliberista, mercatista e mercantilista ha elaborato un modello, da imporre ad ogni costo a milioni di cittadini, che va sotto il nome di Ideologia europeista. L'ideologia europeista si configura sempre di più come un'azione autoritaria che utilizza i media e la finanza per condizionare le scelte dei cittadini. E' una visione in sé giacobina, nazista, fascista, stalinista e liberista perchè ha la pretesa di costruire un "uomo nuovo". Non a caso di fronte alla reazione popolare che si fa passare per populista, filosofi della politica come Jason Brennan scrivono saggi dal titolo "Contro della Democrazia" con tanto di prefazione di S. Cassese per sostenere che la Democrazia va eliminata a favore di un governo tecnocratico. Non a caso siamo in presenza di strumenti di modifica ai sistemi costituzionali miranti a potenziare l'esecutivo e, dove ciò non è possibile, attraverso la costruzione di uno stato di emergenza ad hoc a consentire all'esecutivo di usare strumenti legislativi straordinari. Di fronte ai due regolamenti che ho citato appaiono ancora più chiare le posizione conservatrici di Renzi, che si è accordato con l'UE affinchè tutti gli immigrati vengano accolti in Italia. Una tale posizione fa il paio con quanto sostengono Boeri, Boldrini e Bonino sul numero di immigrati necessari all'Italia. L'emigrazione appare funzionale alla stabilizzazione del bilancio pubblico e alla conservazione dei rapporti di classe. Altro che Democrazia e uguaglianza sociale. A chiedercelo è l'Europa? Certo! Non può che essere un'istituzione oligarchica, tecnocratica ed antidemocratica a chiedercelo. Di fronte a questi dati c'è bisogno di una nuova coscienza di classe per affrontare la lotta di classe che i ricchi stanno conducendo contro i poveri. Purtroppo i ceti politici e intellettuali progressisti avendo contribuito a costruire questo sistema sono imbrigliati in esso, incapaci di svolgere qualsiasi funzione critica.

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