martedì 31 luglio 2018

Incontro Trump-Conte, com’e andata (male per Macron e la Merkel).

di Daniele Capezzone. Forse neanche Giuseppe Conte, in un momento di sfrenato ottimismo, aveva osato immaginare che la sua missione alla Casa Bianca potesse essere tanto fortunata:
endorsement totale sull'immigrazione, riconoscimento di un ruolo guida dell'Italia in Libia e nel Mediterraneo, sonori schiaffi a Parigi e Berlino. Il primo avviso ai naviganti (tutti i naviganti: inclusi gli scafisti…) Donald Trump l'ha dato già accogliendo il Presidente del Consiglio italiano e stringendogli la mano davanti ai fotografi prima dell'incontro a porte chiuse: "Conte sta facendo un lavoro fantastico", ha esordito. "Sono molto d'accordo con quello che state facendo sull'immigrazione legale e illegale, sono d'accordo con la vostra gestione dei confini. Molti altri paesi europei dovrebbero seguire l'esempio dell'Italia". E già dopo queste battute iniziali di grande incoraggiamento per il Governo italiano, più di qualcuno, tra Bruxelles, Parigi e Berlino (e forse anche a Roma), deve aver sudato freddo. Dopo un'ora abbondante di colloquio, alle 20 ora italiana, è iniziata la conferenza stampa congiunta. Dalla quale sono venuti tre tipi di messaggi: ciò che Trump e Conte hanno esplicitamente detto; ciò che hanno fatto intuire; ciò che non hanno rivelato ma che - a questo punto - sarà oggetto di molte riflessioni, anche a Bruxelles.
LE DICHIARAZIONI IN CONFERENZA STAMPA (CON BORDATE A MACRON E MERKEL). Se Trump era stato caldo prima dell'incontro, dopo il meeting ha indossato addirittura i panni del "superportavoce" del governo italiano. Ha esordito con le congratulazioni per quella che ha definito la "tremendous victory" alle elezioni del 4 marzo: "Tutto il mondo vi ha guardato". Poi ha ripreso il tema immigrazione, mostrando di aver compreso le dinamiche elettorali meglio di tanti analisti italiani: "Conte è Primo Ministro proprio a causa dell'immigrazione: gli italiani erano stanchi dell'immigrazione incontrollata. Applaudo qui la leadership coraggiosa ("bold leadership") mostrata dal Governo. Nazioni forti devono avere confini forti". Poi la bordata a Macron, pugilisticamente parlando un diretto alla mascella, senza neppure nominarlo. Non solo l'annuncio di un "nuovo dialogo strategico" tra Usa e Italia su tutto, ma la formalizzazione di uno sforzo comune per la sicurezza del Mediterraneo, riconoscendo "la leadership italiana" anche per ciò che riguarda Libia e Nord Africa. E così, in poche battute, è stata ridimensionata la grandeur e l'ambizione francese nell'area mediterranea. Infine, un ampio capitolo sul commercio. Per un verso, ribadendo l'impegno anti-protezionista e pro-mercato proposto la scorsa settimana a Juncker (no dazi-no tariffe), e per altro verso insistendo su nuove opportunità di scambi e investimenti con l'Italia. Dinanzi a questa valanga di doni, Conte ha incassato, ha ringraziato (brevemente in inglese, poi in italiano), e ha evitato qualunque tema spinoso. Anche sulla Russia, ha ribadito di auspicare un dialogo, ma di fatto si è rimesso alle scelte di tempi (e di toni) che farà la Casa Bianca, sottolineando la necessità che quel dialogo sia inserito in una "prospettiva globale". Trump, sul tema rovente delle spese militari, ha ripreso la parola per sparare pesantamente sulla Germania: "Ma come, noi spendiamo soldi per proteggere la Germania dalla Russia, mentre loro, i tedeschi, non contribuiscono abbastanza alla Nato, e poi fanno anche affari sull'energia con la Russia?".
IL MESSAGGIO POLITICO OLTRE LE PAROLE. Al di là delle dichiarazioni formali, Trump, con questo pubblico e caloroso incoraggiamento all'Italia, ha colpito più bersagli. Ha proseguito la sua operazione di isolamento della Merkel, che per Washington non può e non deve essere più egemone in Europa. Al tempo stesso, come si è detto, ha ridimensionato Macron. E ha lasciato intravvedere una strategia sofisticata: costruire una specie di "anello" anglo-mediterraneo-Est Europa (rispettivamente: Regno Unito, Italia, Gruppo di Visegrad), dialogando con questi paesi e valorizzandone il ruolo, proprio allo scopo di "circondare" e bilanciare l'asse franco-tedesco.
COSA RESTA DA CAPIRE. C'è un tema che non è stato affrontato pubblicamente, ma che - immaginiamo - avrà avuto uno spazio nella conversazione privata tra Trump e Conte: i vincoli economici europei, i parametri di cui la Commissione di Bruxelles è guardiana arcigna, e l'atteggiamento che l'Italia vorrà (o potrà) permettersi in vista della prossima legge di bilancio. Che farà l'Italia da qui a fine anno? Dovrà accettare la logica bruxellese degli "zero virgola" oppure potrà tentare un'operazione di choc fiscale, quella che ha consentito a Trump di ottenere tassi di crescita spettacolari? Più di qualcuno, a Bruxelles, attende di capire se Trump abbia incoraggiato Conte a forzare la mano anche su questo.

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