venerdì 13 luglio 2018

La politica senza cultura politica. L’esempio che viene dalla Basilicata.

di Gerardo Lisco. In autunno si vota alle regionali in Basilicata. Nell’ultimo quarto di secolo il dato elettorale di queste consultazioni ha sempre rappresentato una sorta di laboratorio politico che ha anticipato le tendenze nazionali.
Tale è stata la nascita dei “Progessisti” che portò alla vittoria del centrosinistra in Basilicata con l’elezione di Angelo Raffaele Di Nardo nel 1995, anticipando per profilo politico e culturale la vittoria de l’Ulivo nel 1996 guidato da Romano Prodi. Nel 2013 il risultato elettorale delle regionali, che videro vincente la coalizione di centrosinistra guidata da Marcello Pittella ma con una partecipazione elettorale che si attestò al 47% dei votanti, anticipò il calo di partecipazione che da li a non molto avrebbe interessato altre regioni italiane guidate dal centrosinistra. Le stesse primarie, che videro la vittoria di Pittella sull’altro candidato Lacorazza, anticiparono la tendenza nazionale che si concretizzò con l’ascesa di Matteo Renzi. Pittella vinse le primarie contro i maggiorenti del PD, anticipando ciò che avrebbe fatto Renzi alle primarie e alle elezioni europee, come il “liberatore” della Basilicata, come l’oppositore al sistema politico che, dopo il secondo mandato di Vito De Filippo, era ripiegato su se stesso incapace di cogliere le istanze che venivano dalla società lucana. Nemmeno Pittella fece proprie le istanze della Società lucana. Le istanze che accolse furono quelle dei ceti egemoni, sia economici che politici presenti in Basilicata, intenti a salvaguardare se stessi. La “liberazione” della Basilicata è una sorta di “rottamazione” ante litteram ed oggi si può dire, senza essere smentiti, che, al netto dell’inchiesta giudiziaria sulla sanità, sul piano politico il PD Pittelliano/Renziano in Basilicata si appresta a fare la stessa fine di quello nazionale. Indebolita la ricandidatura di Pittella i ceti politici lucani si apprestano a lanciare candidati più o meno forti andando all’assalto del PD e del Centrosinistra, indeboliti oltre che dalla fine d’una fase che durava dal 1995 e che dopo la presidenza Bubbico è andata via via perdendo appeal e capacità di rinnovarsi, dai recenti guai giudiziari. Tra le varie candidature che girano, quella della dott.ssa Carmen Lasorella, lucana e giornalista di fama, merita una riflessione politica: dà la misura della mancanza di cultura nella quale versa la politica ridotta a sola rappresentanza di lobbies. Non sono in discussioni le competenze professionali ma il contenuto politico della proposta. Provo a chiarire. Una società di sondaggi sta operando già da qualche tempo cercando di capire il gradimento degli elettori lucani rispetto alla dott.ssa Lasorella. Il sondaggio mette a confronto il nome della giornalista con quello di esponenti politici lucani, molti dei quali impresentabili per cui risulta abbastanza facile per un’opinione pubblica frastornata pronunciarsi a favore. Un’altra domanda del sondaggio è in quale forza politica la preferirebbero candidata. La stessa Carmen Lasorella rafforza con le sue dichiarazioni l’indifferenza della scelta della formazione politica: l’importante è essere candidata. Dando per buono che destra e sinistra sono categorie politiche superate, non si può prescindere dalla proposta politica, dal progetto di regione che si intende realizzare: i progetti politici e le idee di sviluppo della Regione non sono interscambiabili. Alle scorse elezioni regionali abbiamo assistito alla costruzione di un blocco elettorale e di potere che aveva come unico scopo quello di gestire l’esistente all’insegna della salvaguardia degli interessi di ceto. I risultati dei cinque anni di governo sono sotto gli occhi di tutti. La Basilicata è in coma, spero non irreversibile. Nonostante le risorse delle quali è ricca, continua ad esportare capitale umano, i giovani laureati costretti ad emigrare, e risorse finanziarie, il denaro che con regolarità le famiglie mandano ai figli emigrati. Le riserve di petrolio sono tali da poter garantire un quarto del fabbisogno nazionale (fonte il Sole 24 ore), ad oggi hanno prodotto poco o nulla se non addirittura peggiorato le condizioni delle aree interessate all’estrazione. La candidatura della giornalista Carmen Lasorella, per come è stata presentata è il segno di una politica ridotta a mera rappresentanza di interessi lobbistici avulsa da qualsiasi cultura politica e, in questo caso, di progetto di sviluppo della regione. Dopo essersi proposta al M5S, sollevando dubbi e perplessità tra gli aderenti, adesso verrebbe corteggiata da Liberi e Uguali che vorrebbe proporla al posto di Pittella rappresentante di un centrosinistra guidato sempre dal PD. Come se il problema della Basilicata fosse solo Pittella e non le politiche regionali condotte negli ultimi dieci anni dal centrosinistra. Dicevo, La Basilicata è sempre stata un laboratorio politico che a partire dalla Lista dei Progressisti è riuscita ad anticipare i tempi. Era una regione egemonizzata dalla DC e con una forte contrapposizione tra i vari partiti politici; nel 94-95 con la lista dei Progressisti si riuscì a fare sintesi, mettendo insieme la DC di Colombo, i DS e i Laburisti e offrendo ai cittadini lucani un progetto politico e un’idea di regione che non era semplice autoconservazione di ceti politici in decomposizione, e si bloccò l’ascesa di Forza Italia e della destra. Per dieci anni la regione venne governata e bene. In quegli anni venne indicata come esempio di buona amministrazione. Il Governo regionale difese il proprio territorio con la marcia di Scanzano per evitare che diventasse sito delle scorie nucleari, trattò con le multinazionali del petrolio, riuscì ad impegnare i fondi comunitari, portò il “computer in ogni casa”, strumento per aprire la comunità regionale all’esterno. Quella fase non finisce oggi, è finito almeno dieci anni fa. Oggi, la Basilicata, per le risorse che ha nel sottosuolo, per la posizione centrale che occupa nel Mezzogiorno e che la rende cerniera tra il Tirreno e l’Adriatico, ha bisogno di classi dirigenti capaci di affrontare le sfide locali e nazionali. Ciò che invece vedo sono i soliti tatticismi privi di visione. Il giovane leader di Leu, Roberto Speranza, se fosse all’altezza della classe politica che lo ha cooptato dovrebbe avere il coraggio di sfidare il M5S aprendo su un programma che metta al centro la Comunità lucana e il ruolo che essa può svolgere per il Mezzogiorno e l’Italia nel suo complesso. In un contesto di questo genere anche la eventuale candidatura di Carmen Lasorella potrebbe assumere una funzione diversa. Purtroppo l’impressione è tutt’altra.

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