venerdì 17 agosto 2018

Genova, lo schiaffo delle famiglie delle vittime alla politica: "Non vogliamo la farsa dei funerali di Stato".

'Lorsignori' non praticano, in maniera seria, costruttiva e responsabile, la continuità dell'azione amministrativa e di governo dello Stato italiano.
Per cui quando è il loro turno, quando tocca a loro prendere in mano il timone, scaricano colpe e responsabilità di fallimenti e insuccessi sul precedente governo. Ma se c'è una metro o una strada da inaugurare, i cui cantieri risalgono a tre o quattro governi fa, allora si prendono tutti i meriti, tagliano nastri e stappano champagne! Non la pensa allo stesso modo la 'gente per bene' di questo paese, agli occhi della quale lo Stato è sempre lo Stato a prescindere da chi siede a Palazzo Chigi o al Quirinale. E questo non è qualunquismo o becero populismo, ma segno della maturità di un popolo che va oltre la politica e le bieche logiche propagandistiche dei partiti in perenne campagna elettorale. Tanto accade per la tragedia del ponte di Genova: le bare allineate in ordine nell'obitorio di Genova sono solo 14, nonostante le oltre 38 vittime finora falciate dal crollo del ponte Morandi il 14 agosto scorso. I feretri aspettano la benedizione e i funerali di Stato previsti per sabato, solo per loro. I familiari delle altre 17 vittime hanno deciso invece di celebrare funerali privati, 7 devono ancora decidere. La collera di chi oggi deve piangere i propri familiari uccisi dal disastro in autostrada è fortissima. Quella dei quattro ragazzi di Torre del Greco che stavano andando in vacanza sfocia nella rabbia: "È lo Stato che ha causato questo - si è sfogata Nunzia, la madre di Gerardo Esposito, come riporta La Stampa - non si devono permettere di farsi vedere: la passerelle dei politici è stata vergognosa. Mio figlio non diventerà un numero nell'elenco dei morti causati dalle inadempienze italiane, farò in modo che ci sia giustizia per lui e per gli altri: non dobbiamo dimenticare. Non vogliamo un funerale farsa, ma una cerimonia a casa, nella nostra chiesa a Torre del Greco. È un dolore privato, non servono le passerelle. Da oggi inizia la nostra guerra per la giustizia, per la verità: non deve accadere più!".

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