lunedì 20 agosto 2018

Genova, Ponte Morandi. Sopra le case deve esserci il cielo, non un’autostrada.

di Doriana Goracci. Potrebbero non essere necessarie le parole davanti alle fotografie, in quanto sono documento veritiero di una realtà vissuta, se non altro durante l'inquadratura e lo scatto.
E fu così che nel 2012 Michele Guyot Bourg ci presenta su Facebook alcune immagini da lui eseguite a quel mostro della modernità che era il Ponte Morandi: "Nel 2012 ho pubblicato parte di una mia ricerca fotografica effettuata negli anni '80 sull'incidenza negativa dell'autostrada sul quotidiano vivere accanto e sotto questa opera e l'avevo intitolata "Vivere sotto una cupa minaccia". Allora mi era costata circa quattro anni di ricerca tra Nervi e Voltri e nelle vallate Bisagno e Polcevera. All'epoca ha avuto un grande successo in molte città italiane e Circoli privati tranne che a Genova che alle istituzioni non era piaciuta. Chissà perché! Ne ripubblico una parte in questa purtroppo tragica circostanza per ricordare che alla fine dopo quasi quaranta anni non è cambiato niente". Ma come hanno potuto costruire quella tenaglia enorme sopra l'esistenza di case, persone e le loro cose più care? Come? Quale incuria enorme e sfacciata può avere dato permesso allo Stato di vivere in quel modo pericoloso incivile malato? Chi è Michele Guyot Bourg? E' un non più giovane signore genovese, che ama la fotografia da sempre ed è a questa che ha affidato il compito di trasmettere il suo modo di vedere e interpretare il mondo che lo circonda. Usa il bianco e nero per particolari reportages, ed il colore come sorgente di piacere visivo e contemplazione estetica che soltanto nella musica può trovare il suo analogo. Le sue fotografie sono state esposte in varie parti del mondo: dalla Cina alla Russia, dal Sudafrica alle Americhe e nella quasi totalità nelle nazioni europee. Le riviste "Qui Touring", "Historia", "Reflex", "New Age" hanno pubblicato i suoi servizi fotografici. E' stato insignito del "BFI" (benemerito della fotografia italiana) e del "EFIAP" (Excellence de la Federation Internationale de l'Art Photographique). "Ho letto la sua biografia". La biografia di questo signore (privo di qualsivoglia atteggiamento arrogante e/o supponente) l'ho tratta da una mostra avvenuta nel novembre 2017 alla galleria delle Arti del centro Sottostrada: "Questa volta la mostra offrirà uno spaccato dalle tinte oscure che rappresenta senza filtri un realtà che riguarda Genova e i genovesi rappresentata meravigliosamente dal fotografo Michele Guyot Bourg dal titolo: "La Tenaglia", Vivere nell'ombra di una cupa minaccia. Enormi pilastri di calcestruzzo, collegati da pesanti solettoni precompressi, gettano ombre cupe sulla nostra città, soffocano come una tenaglia interi rioni di un suburbio sempre più triste e spento. Anche il "mugugno", sacro diritto concesso ai Liguri da sempre, sembra non avere più fiato: l'ombra ed il frastuono dei viadotti autostradali lo hanno soffocato rendendo obbligatoria la rassegnazione. La sensazione angosciante di questo quadro, o meglio, di questo spaccato di "non vita" genovese, ce lo comunica drammaticamente Michele Guyot Bourg attraverso le sue fotografie. La mostra, mai esposta a Genova, resterà in stallo fino al 14 dicembre al Centro Sottostrada, Salita Superiore della Noce n. 41r - San Martino Genova. Come scrive in un commento alle fotografie di Michele Guyot Bourg, un suo amico FB Marco Fantechi, "Sopra le case deve esserci il cielo, non una autostrada...". Ringrazio Sandro Tupini, per avermi mandato con un messaggio Facebook il post che aveva condiviso delle sue fotografie, fatte prima di questa ennesima strage italiana.

1 commento:

  1. Sono d'accordo.
    Non si vuole approfittare di questo evento tragico per ripensare il tema del collegamento fra il traffico occidentale e la A7.
    Tanto si pone comunque un problema logistico per almeno tre anni; problema con costi elevati ma già avviato a regime.
    Senza retorica, bisogna chiedersi: quale città deve essere Genova?
    Area metropolitana geologicamente difficile: ma che ha know how e tecnici preparati per avanzare proposte credibili.
    Bisogna guardare alla qualità della città storica,
    e anche alle possibilità della orografia, come fecero i progettisti del quartiere Ina Casa a Forte Quezzi.
    Vedi abche la mia nota con Eleonora Carrano su il Fatto quotidiano.
    Grazie, Carlo Severati, Roma

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