lunedì 13 agosto 2018

No alla reintroduzione della leva obbligatoria.

di Daniele Capezzone. Matteo Salvini è indubitabilmente il campione di questa fase politica, con una sintonia forte con l'opinione pubblica (avviso alla sinistra: è un merito, non una colpa) e due scelte di fondo sacrosante:
linea dura sull'immigrazione e confronto serrato per rinegoziare le regole in Europa. Sull'altare di queste due battaglie, ha per il momento deciso di sacrificare (e la cosa avrà un costo non piccolo, purtroppo) temi cari alla parte più dinamica dell'elettorato italiano, non solo a Nord: di tutta evidenza, ad esempio, il Decreto Dignità voluto da Di Maio va nella direzione sbagliata. Resta incerto cosa accadrà con la Legge di Bilancio, e forse il vero banco di prova sarà proprio lì: un vero choc fiscale (con un taglio fortissimo di tasse), come sarebbe auspicabile, o un compromesso pasticciato (qualche impercettibile taglietto fiscale, un po' di reddito di cittadinanza, un po' di investimenti), in modo che i partner di governo abbiano tutti una bandierina da sventolare, ma con effetti assolutamente limitati sulla crescita? Lo capiremo tra settembre e dicembre. Intanto, però, c'è un punto su cui, a mio avviso, Salvini sta commettendo un errore rilevante. Ancora nel weekend, è tornato a insistere sulla reintroduzione del servizio militare (o civile) obbligatorio. Questo significherebbe abolire, o comunque modificare radicalmente, una delle più importanti riforme introdotte dal centrodestra, la Legge Martino voluta nel 2004 dall'allora Ministro della Difesa liberale. Si tratterebbe, a mio modo di vedere, di uno svarione, per quattro ragioni di fondo.
Primo. Non si capisce perché l'Italia debba tornare a sottrarre 10 o 12 mesi di vita ai propri ragazzi. Ma come? Ci lamentiamo di un ingresso sempre più tardivo e difficile dei giovani nel mondo del lavoro, e poi creiamo un altro ostacolo (statale, peraltro) per allontanare ancora il traguardo?
Secondo. La Difesa moderna ha bisogno di un alto grado di professionalizzazione. Di soldati competenti, preparati, motivati (l'Italia è un'autentica eccellenza, da questo punto di vista) che facciano dell'opzione militare una scelta profonda, un percorso di vita autenticamente meditato. L'idea di una coscrizione di massa per qualche mese serve davvero a poco.
Terzo. Passando al versante del servizio civile, lì la reintroduzione dell'obbligo sarebbe ancora più paradossale. Ma davvero vogliamo tornare a offrire manodopera a costo zero a una rete di associazionismo e volontariato che è già parastatale, e che è pure culturalmente (e politicamente) orientata da una sola parte?
Quarto (e ultimo, e più grave). La vita delle persone non appartiene allo stato (che qui, secondo la lezione di Einaudi, scriviamo minuscolo): non viceversa. L'idea che la macchina pubblica possa pretendere da noi tempo, energie, risorse, è esattamente il contrario della logica liberale che dovremmo favorire: e cioè quella di individui liberi che pagano le tasse (meno, please) per avere in cambio buoni servizi e sicurezza. Non schiavi alla mercè del Leviatano statale.

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