mercoledì 29 agosto 2018

Può l’Europa ignorare le torture in Libia? Il video che il Papa ha voluto vedere.

di Osservatorio Repressione. In rete potete trovare alcune immagini di un video sulle atrocità nei lager dove sono rinchiusi i profughi. Il video realizzato di nascosto in uno dei campi profughi in Libia, è stato mostrato anche al Papa.
Il video mostra i profughi che vengono letteralmente e barbaramente torturati. Col fuoco, con le fruste, sono legati a un palo o alle inferriate della finestra, per i piedi, e lasciati penzolare a tre a tre. Un orrore spaventoso. Si sentono i lamenti, le urla, si sentono i prigionieri che invocano i nomi dei loro parenti, si vedono i loro corpi contorcersi per il dolore. Vengono in mente i lager, anche se la storia dei lager è una storia del tutto diversa. Vengono in mente i lager per l'abbondanza di sadismo e di ferocia degli aguzzini, che son guardie libiche, e per la condizione assolutamente non umana nella quale i profughi sono ridotti. Da dove arrivano questi poveretti? Da molte nazioni africane. Alcune vessate dalle guerre, altre dalle dittature, altre dalla fame, dalla povertà, dalla carestia. Si erano messi in viaggio per cercare di arrivare in Europa, per sfuggire all'inferno e magari ricostruirsi una vita. In parte sono stati intercettati dai libici, in parte hanno preso il mare, per provare a sbarcare in Italia, ma sono stati respinti e rispediti in Libia. Questo è avvenuto per tante ragioni, delle quali l'Italia e l'Europa non sono responsabili. Ma anche per una ragione che invece dipende da una responsabilità italiana ed europea: gli accordi diplomatici con la Libia per il trattenimento degli immigrati. In cambio di finanziamenti, di sostegno, di denaro, di strutture, di navi. Dopo aver visto questo filmato qualcuno può ancora pensare che sia legittimo fare accordi per il trattenimento di esseri umani in quelle condizioni? La Libia può essere considerata "porto sicuro"? Non c'è nessunissima polemica politica da fare, stavolta. E' inutile cercare responsabilità e lanciare proclami. Si tratta semplicemente di prendere atto di una situazione che è insopportabile, e intervenire. Quante volte ci è stato spiegato che l'Europa, o l'America, o l'Occidente dovevano entrare in guerra per fare rispettare i diritti umani? In Afghanistan, in Iran, in Siria, nella stessa Libia. Ecco, stavolta la questione dei diritti umani è sul tappeto ed è evidentemente urgentissima. E non c'è bisogno di entrare in guerra. Si tratta solo di cancellare o di ribaltare gli accordi con la Libia e organizzare dei corridoi umanitari per portare in salvo queste persone. Oppure ottenere che i campi siano tolti al comando libico e affidati all'Onu. Non credo che esista nessuno, qui in Italia, che dubita del diritto di quelle persone a considerarsi profughi. E non vedo perché ci dovrebbero essere divisioni politiche. L'ideologia ora non c'entra niente. Né c'entrano gli schieramenti parlamentari. O la possibilità di migliorare o peggiorare la propria posizione elettorale. l'Italia, se è un paese serio e se è, come è sempre stata, una delle civiltà più avanzate del mondo, può solo ritrovarsi unita in questo frangente. Sarebbe pura follia affidarsi ancora alla Libia per ridurre gli sbarchi da noi. Dopodiché possiamo discutere quanto vogliamo, e litigare, e dividerci, a azzuffarci su se la linea giusta sia quella di aumentare le strutture dell'accoglienza o quella dei respingimenti. Quello sul quale non credo possano esserci divisione è la certezza che in Libia non può essere più respinto nessuno. E che le migliaia di profughi che ora sono abbandonati nelle mani dei torturatori devono essere salvati e portati via da quei lager. Noi non sappiamo quanti sono, non sappiamo quanti già ne abbiano ammazzati, dopo averli torturati. E' molto probabile che si tratti di diverse migliaia di persone. Che sia stata già consumata una ecatombe. E' del tutto evidente che il problema non può essere solo italiano. E' un problema gigantesco per l'Europa, per la sua civiltà, per la sua credibilità, per il suo futuro. L'Europa si porta appresso l'ombra vergognosa del secolo scorso, quando chiuse gli occhi sulle persecuzioni naziste e fasciste ai danni degli ebrei. Non può ripetere il peccato di omissione. Non c'entra niente qui se si è sovranisti o globalisti, leghisti o socialisti, se si sta con Orban o con Soros. E' un problema di umanità e di diritti essenziali, e cioè un problema che riguarda tutti nello stesso modo.

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