giovedì 27 settembre 2018

I Vescovi sbagliano quando predicano l'accoglienza e poi scaricano le spese sugli italiani. di Vittorio Feltri

di Vittorio Feltri. Non tutti i preti e non tutti i vescovi sono uguali, ne conosco di buoni e di grami. In ogni caso ho sempre dato il mio otto per mille alla Chiesa sapendo che, di norma, ne fa ottimo uso.
Sono cresciuto negli oratori, ho dedicato il mio ultimo libro a un sacerdote che mi fece da eccellente precettore. Questo per dimostrare che sono sì miscredente, non anticlericale. Ma la presa di posizione dell'Avvenire, quotidiano della Cei, mi lascia perplesso per motivi pratici, terra terra. I capi delle diocesi hanno il diritto di affermare le loro idee, però io ho il dovere di criticarle. Essi sbagliano quando predicano l'accoglienza degli stranieri e poi scaricano le spese della medesima sugli italiani, i quali non sono più in grado, per mancanza di risorse, di mantenere una massa crescente di gente sbandata, senza arte né parte, e di provvederne alla sussistenza. Pertanto hanno ragione Salvini e il governo ad approvare una legge sacrosanta che limiti l'invasione incontrollata degli africani e simili. Ogni Paese è chiamato a tutelarsi dal disordine provocato dall'immigrazione e dal caos che essa genera. Se il clero desidera ospitare qualunque extracomunitario, assicurandogli vitto e alloggio, padronissimo di farlo, ma non di addossarne gli oneri ai cittadini stanchi di essere sfruttati. Le polemiche vescovili contro il ministro dell'Interno sono gratuite e creano un clima di tensione. E ciò non si concilia con lo spirito cristiano, semmai suscita incomprensioni e rabbia tra il popolo che soffre e le parrocchie. Alle quali, ripeto, nessuno vieta di aiutare chi approda abusivamente in Italia, tuttavia allo Stato non va impedito di difendersi a termini di legge da coloro che vengono qui allo scopo di mangiare e bere a sbafo. L'unico modo, infine, di evitare che tanti uomini e donne anneghino in mare è quello di convincerli a rimanere nella loro patria e di trasformarla in un luogo vivibile. Con il lavoro che non sono in grado di svolgere dalle nostre parti, non essendo capaci di fare alcun mestiere tranne gli accattoni.

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