sabato 1 settembre 2018

In Antartide si studiano nuove tecnologie per Marte. di Mauro Guidi


di Mauro Guidi. L'Antartide è il posto più simile ad un pianeta remoto e inospitale che possiamo trovare sul nostro pianeta. È estremamente freddo, con temperature comprese tra -30 °C e -60 °C, le risorse sono scarse e difficili da trovare e durante l'inverno un equipaggio, che lì deve sopravvivere, deve risolvere qualsiasi problema senza un aiuto esterno essendo completamente isolato. Inoltre, a causa dei trattati internazionali che proteggono l'Antartico, tutti i materiali di rifiuto devono essere rimossi dal continente. Insomma vera vita da astronauti per il personale che soggiorna in inverno nella stazione antartica Concordia, per il quale prima di tutto l'utilizzo di acqua varia tra 40 e 100 litri per persona al giorno (14 persone). Produrre abbastanza acqua senza causare stress ambientale e senza usare troppa energia è un compito difficile, praticamente lo stesso problema che troveranno i primi astronauti su Marte. Fuori dal pianeta ci affidiamo alla tecnologia per accogliere gli esseri umani e tutto inizia con la raccolta e l'utilizzo del materiale che c'è , così come in Antartide la materia più comune disponibile è la neve. Con questa la stazione produce una quantità base di acqua igienica prima sciogliendola,dopo aggiungendovi minerali e quindi esponendola ai raggi UV per eliminare le impurità.Una volta che l'acqua è stata utilizzata per le docce, i lavaggi e il bucato viene elaborata per trasformarla nuovamente in acqua igienica. Il primo passo è la nanofiltrazione: l'acqua viene forzata attraverso un nido d'ape ceramico costellato di fori 700 volte più sottili di una ciocca di capelli umani, seguita da un filtraggio attraverso un paio di membrane. Nella fase finale, le molecole d'acqua diluite vengono ulteriormente filtrate attraverso il processo di osmosi inversa.Il sistema è in grado di recuperare circa l'85% dell'acqua con acqua di neve appena sciolta, che reintegra la parte residua inadatta all'utilizzo. Questo residuo concentrato viene immagazzinato ed eventualmente rimosso dall'Antartide. Sviluppato dall'ESA e realizzato dalla società francese Firmus, il sistema è stato installato nella base antartica Concordia nel 2005. Da allora ha funzionato senza problemi significativi. Viene anche usato in altre parti del mondo per fornire acqua fresca alle comunità bisognose. Il riciclo dell'acqua è solo una parte del progetto Melissa che crea un sistema di supporto vitale rigenerativo in grado di convertire rifiuti biologici come l'urina e il biossido di carbonio in acqua, ossigeno e sostanze nutritive per missioni spaziali lunghe. Recenti esperimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale hanno testato la tecnologia che ricicla l'ossigeno utilizzando microrganismi sottoposti a fotosintesi.

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