venerdì 28 settembre 2018

Ragazzi di oggi. di Piero Tucceri

di Piero Tucceri. Sono molteplici le problematiche giovanili sollevate dalla società odierna.
Le inchieste, i sondaggi e le propensioni commerciali inerenti il contesto giovanile volte a individuarne e a condizionarne gli interessi e le preferenze al fine di assimilarli a succubi consumatori, lasciano emergere un quadro piuttosto omogeneo. In primo luogo, risalta la loro insicurezza, la quale si desume dai rapporti da essi stabiliti con i tempi della vita. Secondo loro, il passato è pressoché inesistente. E, con esso, è inesistente ogni riferimento alle rispettive radici: a quelle vicende storiche che dovrebbero averli generati e nei cui confronti dovrebbero provare qualche sentimento di gratitudine. Ma, nella rispettiva ottica, anche il futuro è quasi inesistente: lo vedono infatti come un plumbeo e minaccioso orizzonte e non come una prospettiva di aspirazioni nella quale investire le proprie energie. Tutta la loro attenzione, si focalizza sull'oggi. Sul qui e ora. Poiché in tal senso risultano soverchiati da una pletora di futili sollecitazioni e contingenze da colmare. Il tutto, condito con un difficile adattamento alla realtà. Poiché, anche essa, si offre ai loro occhi in maniera del tutto precaria. Rispetto ai loro coetanei di ieri, essi vedono il futuro come una sorta di perdita: come una condanna a vivere nella trincea di una estenuante quotidianità.
Bisogna tuttavia precisare che essi non hanno avuto l'opportunità di scegliere l'odierno assetto sociale, consegnatogli invece, se non impostogli, dagli adulti. I quali hanno costruito una società nella quale è difficile rendersi autonomi, poiché essa non fornisce una adeguata formazione e pertanto non agevola l'inserimento nel mondo del lavoro, oltre a non assicurare la stabilità nelle relazioni affettive. Quella odierna è pertanto una generazione immobile: una generazione non protagonista, la quale trascorre il suo tempo senza riuscire a orientarsi con precisi obiettivi da perseguire. Questo genera sfiducia verso sé stessi e verso gli altri, e reca insiti concreti rischi di devianza.
Un altro appunto che viene mosso a questi ragazzi, riguarda la loro affettività: sono infatti ritenuti incapaci di costruire autentiche relazioni. Ora, che questa società generi tantissima confusione, è un dato di fatto. Così come è vero che essa li stressi proponendogli bizzarri moduli di vita. Quel che comunque emerge, è l'aspetto prioritario dell'affettività: infatti, per molti ragazzi, l'affettività e l'amicizia rappresentano ancora valori fondanti. Per questo essi vorrebbero condividere le loro vite con le persone amate. Questa rimane ancora una delle loro maggiori aspirazioni. Altro che egoismo e piacere, consumismo e materialismo!
D'altra parte, la società costruita e gestita da coloro reputantisi adulti, cosa gli offre? La società costruitagli da costoro, gli offre soltanto uno stereotipato modello sociale nel quale ogni problema, tanto più se afferente al contesto giovanile, ammette sempre la medesima soluzione: una soluzione dimostratasi sin troppo scontata, poiché riferita sempre e comunque a un responsabile destinato a restare confuso nel generico, nell'indeterminato, perché riconducibile ai logori e consueti luoghi comuni come quelli della società e della scuola. Dimenticando, o fingendo di farlo, che, disperdendo le responsabilità nel versatile, anche le relative risposte non saranno esaustive. Ne consegue che, la sempre più profonda e irreversibile crisi riguardante prioritariamente la famiglia, assuma una portata sempre più devastante sul futuro delle nuove generazioni.
Viene così a delinearsi una situazione socioantropologica prospettante due possibili scenari. Da una parte, si collocano quei ragazzi che, pur appartenendo a famiglie problematiche, si dimostrino seriamente determinati nel raggiungimento dei rispettivi obiettivi, pur essendo stati abbandonati a loro stessi. Essi riescono a trovare la forza per resistere: sanno affrontare le difficoltà contingenti, mossi dal desiderio di costruirsi un futuro più dignitoso, nonostante pesi sulle loro scelte il condizionamento riconducibile alle pregresse condizioni di vita. Dall'altra, ci sono quegli altri ragazzi: quelli che, pur avendo ricevuto il necessario dalla vita, si smarriscano per strada, fino a ridursi a vivere una vita senza senso. Alla base di queste situazioni, si pone la questione delle responsabilità, essendo ciascun individuo arbitro del proprio destino. Ne consegue che, se quei ragazzi sapranno giocarsi le opportunità ricevute, le aspettative non rimarranno deluse; diversamente, falliranno.
Questa dinamica riguarda però tutti: i genitori, gli insegnanti e, naturalmente, i giovani. Poiché, qualora i genitori dovessero dimostrarsi indulgenti, aggressivi o assenti, produrrebbero soltanto conseguenze negative sui ragazzi. Lo stesso succederebbe con gli insegnanti. Così come il ragazzo che dovesse reiterare i propri errori, non farebbe altro che compromettersi irreversibilmente. Ecco perché ciascuno dovrebbe farsi carico delle proprie responsabilità. Solo così si potrà smettere di discutere all'infinito su questioni altrimenti senza risposta proprio perché derivanti dal rifiuto di quel che dovrebbe risultare ovvio: e cioè la necessità di comportarsi con costanza e coerenza nelle rispettive scelte di vita.

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