martedì 25 settembre 2018

Reddito di cittadinanza? 5 motivi per cui il fallimento è assicurato. di Nicola Porro

di Nicola Porro. Più ci avviciniamo alla legge finanziaria e più prende corpo l'ipotesi che dal prossimo anno ci sia un reddito di cittadinanza. Sarebbe il frutto avvelenato di un compromesso tra la Lega e il Movimento Cinque stelle: Salvini ottiene oggi il via libera senza ritocchi al suo decreto sicurezza, e i grillini si portano a casa la loro bandiera. Mettiamo in fila solo alcune delle contraddizioni e falsità raccontate su questo sussidio. Fermo restando che quando ne vedremo i dettagli potremmo essere più precisi. Ma già oggi possiamo notare alcune follie.
1. Durante la campagna elettorale il movimento di Grillo ci aveva detto che ottenere i 17 miliardi necessari per finanziarlo era un gioco da ragazzi: bastava tagliare gli sprechi, cinque miliardi di detrazioni fiscali e mettere qualche imposta in più per banche e petrolieri. Ovviamente non sarà così. Il reddito di cittadinanza diventa così più sottile e più simile al reddito di inclusione introdotto da Matteo Renzi. Assorbe i due miliardi che costa proprio la misura del passato governo e ne dovrebbe prevedere altri sei che, con tutta probabilità, saranno finanziati facendo più debito.
2. Uno dei mantra del Movimento è che non si tratta di una misura assistenziale. Quante volte avete sentito dire che non andrà a finire a coloro che passano la giornata sul divano? E, a conferma di questo fermo intendimento, gli stessi grillini dicevano che preventivamente si sarebbero dovuti riformare i centri dell'impiego. Ce ne sono cinquecento in Italia con ottomila dipendenti (contro i 90mila della Germania). A loro devono essere affidati i controlli nei confronti dei beneficiari del reddito. La riforma di questi uffici sarebbe dovuta costare due miliardi.
3. Secondo le prime indiscrezioni il reddito dovrebbe partire a marzo e la riforma dei centri a gennaio. Evidentemente pensano di trovarsi in Svizzera.
4. I nostri centri per l'impiego servono praticamente a nulla, se non forse a pagare ottomila stipendi. Solo il 3,4% di coloro che si sono rivolti a essi ha - fino ad ora - ricevuto un lavoro. Non sono in grado di trovare un'occupazione, ma da aprile secondo il nostro governo, saranno in grado di offrire almeno per tre volte un'occasione di lavoro ai numerosi beneficiari del sussidio. Roba che se la racconti al bar, si mettono a ridere. Tra l'altro i lavori che ti offrono devono essere nella tua zona (perimetro 50 chilometri da dove si è residenti) e congruenti con "i propri interessi".
5. Il paradosso è che gli uffici più efficienti, cioè quelli del nord, verosimilmente avranno meno sussidiati da controllare e stimolare, mentre i centri del sud saranno sommersi di pratiche e di offerte che dovrebbero trovare in zona. Una roba da ubriachi.
La sintesi di tutta questa storia è che ci stiamo impiccando con un sussidio assistenziale, che sulla carta dovrebbe essere controllato da chi non riesce a controllare nulla. E che questo sussidio si mangerà gran parte delle poche risorse di cui dispone il bilancio pubblico

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