mercoledì 26 settembre 2018

Se sei il Governo del cambiamento sei tu che devi saper trovare le risorse, non delegare i burocrati. di Aldo Giannuli

di Aldo Giannuli. Come al solito il dibattito politico di questo paese scivola fatalmente nella storiella complottista e banalizza tutto.
Sta succedendo ora con la polemica fra i 5 stelle e gli apparati del Ministero del tesoro. Agli inizi dell'avventura di questo governo scrissi che fra le difficoltà con cui esso avrebbe dovuto misurarsi ci sarebbe stata la resistenza degli apparati disomogenei a queste forze politiche. Non si tratta di nessun complotto di nostalgici del Pd o berlusconiani, ma forti differenze di formazione culturale e psicologia e non avete visto ancora niente, perché siamo solo agli inizi, poi vedrete cosa succederà quando scenderanno in campo la Ragioneria dello Stato, la Corte dei conti e, peggio ancora, la Corte Costituzionale che farà a pezzi l'80% degli sgangherati provvedimenti legislativi di questa maggioranza. I "burocrati" hanno una loro formazione culturale essenzialmente giuridica ed economica, sanno che le cose vanno fatte in un certo modo, che occorre fare i conti con altre istituzioni, nazionali ed europee. Non dico che applichino sempre con religioso zelo la norma (figuriamoci!) ma che, quando devono disattenderla, lo fanno aggirandola con virtuosismi giuridici, non ignorandola. E comunque entro certi limiti ed avendo un minimo di sintonia con l'autorità politica. Tutto questo è ignoto a Lega e 5 Stelle, non a caso definiti "barbari". Non hanno alcuna cultura giuridica ed economica (ma potremmo dire non hanno alcuna cultura tout court), ma quel che è più grave, non gli interessa neppure averla. Per loro esistono solo due cose: la decisione politica come puro atto di volontà e l'investitura popolare, senza regole e senza limiti (signori sostenitori del maggioritario, che volevate un sistema che stabilisce dalla sera delle elezioni chi ha vinto e comanderà, siete serviti: vi piace?). Il diritto non esiste se non in funzione delle norme che loro piaceranno, quelle che già esistono (compresa la Costituzione) non li riguardano perché non le hanno fatte loro e dunque non li impegnano. E così non esistono diritti acquisiti, ma solo diritti concessi dal vincitore (vedi la storia delle pensioni), non ci sono norme di diritto del mare da rispettare (vedi la questione immigrati), e se un magistrato osa indagare sulla loro contabilità così poco trasparente, rispondono che i magistrati non sono eletti e loro si, dunque si regolino e non gli facciano perdere la pazienza. Una specie di decisionismo dei poveri, ma molto poveri (per loro Carl Schmitt è l'attaccante del Bayern Monaco). E questo è grave nel caso della Lega che non ha mai manifestato passioni costituzionali, ma è gravissimo per i 5 stelle che hanno vinto le elezioni sulla scia di un referendum nel quale si erano presentati come difensori della Costituzione. Ma dubitiamo che Di Maio, nella sua semplicità di ragazzo di Pomigliano d'Arco, la abbia mai letta. E' come se la bassa servitù avesse preso il potere a Palazzo cacciandone i signori: non hanno cacciato il maggiordomo e l'economo perché non saprebbero come far senza, ma li trattano da servi, perché quello servile è l'unico tipo di rapporto che conoscono e che sanno praticare. Maggiordomo ed economo, per parte loro, sono allibiti, non credono ai loro occhi e non si capiranno mai con questi nuovi potenti che ruttano e mettono i piedi sulla tavola. Parlano lingue troppo diverse. Ad esempio, non hanno capito il senso della frase di Casalino che ha sollevato questa buriana. Ovviamente, Casalino sapeva perfettamente che le sue parole sarebbero finite sui giornali e non c'è stata nessuna violazione della privacy: se l'addetto stampa del Capo del governo parla con due giornalisti e, per di più, di questioni spiccatamente politiche, è evidente che non si tratta di una comunicazione privata, ma di un messaggio che si vuol far arrivare sui giornali. Semplicemente, Casalino ha aperto la campagna elettorale dei 5 stelle. Cosciente dell'inapplicabilità del loro ridicolo "contratto di governo", ha buttato le mani avanti: se non abbiamo il reddito di cittadinanza, la flat tax, la riforma della Fornero e un the freddo alla pesca per ogni cittadino, non è perché manchino le risorse e noi abbiamo promesso la luna, ma perché siamo sabotati, non ci fanno governare, è tutta colpa dei burocrati cattivi che non vogliono trovare i soldi necessari e non vogliono perché sono pedine di Renzi e Berlusconi, poi i poteri forti … e via con la solita solfa sui poteri forti. Intendiamoci: i poteri forti ci sono, i burocrati sono quello che sono e la politica dell'austerità è una sciagura, però, se sei il "governo del cambiamento" sei tu che devi saper trovare le risorse, devi immaginare una politica al livello delle difficoltà presenti e dirigere l'amministrazione, non delegare a questa il trovare le risorse. E il responsabile è il titolare del ministero che, pare, è un membro del governo. Ma Tria è il primo che sabota e rema contro, ci direte. Bene: aprite la crisi di governo e cambiate ministro. Ma a Casalino (ed al suo dante causa Di Maio) tutto questo non interessa: loro iniziano a sentire il fiato caldo della Lega sul collo, devono recuperare il terreno perso e superare lo scoglio delle europee che, se va male, costa l'osso del collo al giovanotto di Pomigliano. Però, litigare direttamente con la Lega, più di tanto non si può: se si va ad una crisi, le elezioni convengono a Salvini, non ai 5 stelle che, almeno per ora, non hanno una maggioranza di ricambio. Ma non si può nemmeno incassare il nuovo vertice di centro destra senza battere ciglio. Ed allora serve un diversivo, un nuovo nemico che consenta di sparare contro la Lega senza tirare troppo la corda e, nello stesso tempo, alzare la voce sino a coprire quella di Salvini. Ed ecco la trovata di Casalino che, non a caso, irrita molto un leghista di peso come Giorgetti che capisce dove vogliono andare a parare i suoi "alleati". Dite quello che volete, ma nel suo ruolo e nel suo genere Casalino è un genio che si guadagna il suo ingentissimo stipendio alla faccia dei tagli promessi.

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