mercoledì 17 ottobre 2018

Caritas, oltre 5 milioni di poveri. Ma se non si provvede ad adeguare stipendi e pensioni i poveri saranno sempre di più!

Egregio Signor Ministro, va bene aiutare i poveri, è sacrosanto, è doveroso e sarebbe un delitto non farlo. Ma se, al contempo, non si aiutano anche le famiglie che 'sopravvivono' di lavoro dipendente e pensione - falcidiate nel loro potere d'acquisto prima dal passaggio £ira/€uro, e poi dall'inflazione, e poi da una tassazione senza precedenti e poi dal lievitare dei prezzi al consumo - si andranno a sommare altri poveri a quelli già esistenti!
Pubblichiamo qui di seguito un post del Ministro del Lavoro. di Luigi Di Maio. I dati di oggi della Caritas mi confermano ancora una volta che abbiamo fatto bene a inserire nella Manovra del Popolo delle misure per dare una mano a tutti i cittadini che sono in difficoltà. Non parliamo di noccioline, parliamo di decine di miliardi di euro investiti per l'economia reale, per far respirare le persone, per politche del lavoro, per garantire una pensione decente. La Caritas parla letteralmente di un esercito di poveri, oltre 5 milioni di persone, e uno su due è giovane o minorenne. Per me contano molto più loro con le loro necessità mai prese in considerazione, di tutti i vari Jucker, Moscovici, Bankitalia, FMI, Pd, FI e tutta quella gente che finora ha dettato le politiche economiche al Paese. Il risultato? Lo dice sempre lo studio della Caritas: "Da prima della crisi a oggi il numero di persone che non riescono a raggiungere uno standard di vita dignitoso è aumentato del 182%".
Il Reddito di Cittadinanza e la Pensione di Cittadinanza sono i primi due grandi passi per sconfiggere questa piaga. Come giustamente rileva la Caritas, il problema non sono solo i soldi. Ci sono anche il basso livello di istruzione, la carenza di alloggi, la rottura dei legami familiari. Un intreccio di drammi sociali e personali su cui a volte per lo Stato è difficile intervenire ed è per questo che la funzione di realtà come la Caritas non verrà mai meno e lo Stato deve facilitarne il compito il più possibile. Posso però dire che finalmente consideriamo le persone in difficoltà non solo come persone da aiutare economicamente: le vogliamo anche formare e inserire nel mondo del lavoro, come non si era mai visto prima.
I soldi per farlo c'erano e ci sono sempre stati. E' bastato togliere un po' di privilegi per metterli come copertura dei diritti dei cittadini. E rivendicare il diritto a fare investimenti sul capitale più importante che abbiamo: il capitale umano, a discapito di quello finanziario, come avrebbero preferito a Bruxelles e al Nazareno. Noi guardiamo tutti i cittadini, soprattutto quelli che nessuno ha mai considerato. E non vediamo solo le loro difficoltà, ma anche le loro potenzialità. Indietro non si torna!

2 commenti:

  1. Qui manca un pezzo fondamentale.

    La situazione di "crisi" dell'Italia è una conseguenza
    inevitabile e meccanica della "globalizzazione" che ci è stata imposta dalle Elite Apolidi e che è stata sostenuta, anzi è tutt'ora sostenuta, dalla "sinistra" prezzolata.

    La "globalizzazione" ha fatto si che le aziende andassero a collocare le produzioni la dove era più conveniente, perché non ci devono essere "muri", confini, barriere al movimento di cose e persone. Per la stessa ragione, mentre le aziende "delocalizzano", nella direzione contraria si provvede a importare milioni di persone senza istruzione e senza professionalità in Europa e in Italia, cosi che si abbatta il potere contrattuale della "manodopera". Vedi la celeberrima stupidaggine de "fanno i lavori che gli Italiani non vogliono fare", che sono i lavori alla base dell'economia come il muratore, il fattorino, l'operaio, il bracciante.

    Di conseguenza, per la legge della domanda e dell'offerta, in Italia i lavori che una volta erano assegnati a chi aveva poca istruzione sono riservati agli immigrati. I lavori che una volta erano dei diplomati sono riservati ai laureati (che parlano tre lingue, 20 anni di esperienza) e sopra non c'è niente perché le poche produzioni ancora presenti in Italia mano a mano vengono acquistate dagli stranieri che hanno il loro management e comunque a quel livello si cominciano a vedere i "cittadini del mondo".

    Investire nel "capitale umano" ha come sbocco la emigrazione degli Italiani all'estero. Tanto più probabile quando più questi Italiani hanno un profilo "vendibile" nel quadro descritto sopra della "globalizzazione".

    Chi rimane, perché non troverebbe condizioni migliori di quelle che ha adesso, non ha sbocchi da nessuna parte. Magari a vent'anni un italiano può adeguarsi allo "stile di vita" del "migrante", che significa tornare a dormire in 10 in un sottoscala di due stanze come nel Dopoguerra. Quelli che hanno una certa età sono tagliati fuori anche da quello, perché anche se accettassero le condizioni economiche e al contorno, c'è sempre un ventenne gambiano più adatto di loro.

    Lo scopo delle Elite Apolidi era realizzare un "dato di fatto" con una inerzia tale che fosse impossibile tornare indietro. Superare il punto di non ritorno. Sia in concreto che nelle teste delle persone.

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  2. Lorenzo 17, ottimo articolo, perchè è un articolo e non certo un commento.Una precisazione sulla Globalizzazione.
    La attuale globalizzazione, non è nuova:
    1) Globalizzazione Impero romano.
    2) Globalizzazione Impero britannico.
    La globalizzazione anche se in forma diversa è esistita da tempo. Un'altra volta faccia Lei un articolo, perchè un commento così lungo è un articolo. Buona giornata.

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