lunedì 29 ottobre 2018

L’interpretazione in chiave liberista della Carta Costituzionale. di Gerardo Lisco

di Gerardo Lisco. In merito alla manovra economica approvata dal Governo e bocciata dalla Commissione Europea,
della quale fanno parte esponenti politici che a partire da Junker sono stati delegittimati politicamente dagli elettori dei rispettivi Paesi di provenienza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è allineato alla Commissione Europea dichiarando in sostanza che bisogna rispettare i vincoli di bilancio fissati nei Trattati UE. Le esternazioni del Presidente Mattarella, a partire dal veto posto sull'economista Paolo Savona a Ministro dell'economia, non hanno nulla a che vedere con la funzione di garante della Costituzione che è propria del Presidente della Repubblica. Quelle del Presidente Mattarella sono prese di posizioni che entrano nel merito delle scelte politiche operate dal Governo. Il Presidente della Repubblica interpreta la sua funzione di garante della Costituzione in chiave neoliberale.
E' da tempo che si tenta di dare un'interpretazione della Costituzione in chiave liberal - liberista. Lo ha fatto il precedente Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e continua a farlo, anche se con modi più pacati e soft, l'attuale Presidente della Repubblica. Le esternazioni e i richiami al rispetto della Carta Costituzionale spingono a renderla un tutt'uno con i Trattati sui quali si regge questa Unione Europea. L'interpretazione simbiotica Costituzione/Trattati UE si è spinta a tal punto che nessun Presidente della Repubblica si è ancora pronunciato contro indirizzi di politica economica e sociale provenienti dall'UE ed in contrasto con i principi di carattere generale della Costituzione Italiana e con le culture e i valori che l'hanno ispirata.
Provo a spiegarmi con alcuni esempi partendo dall'Art. 81 della Costituzione.
Il 1° comma del suddetto articolo recita "Lo Stato assicura l'equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico". Come si evince dal testo che ho riportato non si parla di pareggio di bilancio ma di equilibrio tra entrate ed uscite tenendo conto del ciclo economico. E' cosa nota che il bilancio dello Stato italiano da un quarto di secolo chiude in attivo. Lo Stato italiano spende meno di quanto introita. Considerando l'attuale contesto, una manovra di bilancio alla Cottarelli, che piacerebbe a Mattarella, equivale ad adottare politiche economiche recessive in una fase di crisi della domanda interna e alla fine di quel minimo di ripresa che abbiamo avuto di recente.
Manovre espansive non avvengono attraverso tagli ma solo attraverso il sostegno alla domanda per consumi ed investimenti. Potrà anche non piacere questo governo, a me non piace, ma alcuni degli interventi da esso previsti vanno nel senso giusto; per esempio, abrogazione del patto di stabilità interno e reddito di cittadinanza. Entrambi i provvedimenti liberano risorse per investimenti e consumi.
Nel citare il 1° comma dell'art. 97 della Costituzione, il presidente Mattarella pone l'accento sulla necessità di operare in coerenza con l'ordinamento dell'Unione Europea. Mi chiedo se l'ordinamento europeo è coerente con l'impianto e con i fini che i Padri costituenti hanno dato alla nostra Carta? Ad esempio il Titolo III - Rapporti economici all'Art.36 recita "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa".
Sono anni che assistiamo a politiche economiche neoliberiste all'insegna della moderazione salariale, della precarizzazione del lavoro e della riduzione dei diritti eppure nessun presidente, nemmeno Mattarella, ha mai preso posizione evidenziando come trattati e indicazioni provenienti da questa UE impongano scelte contrarie all'articolo della Costituzione che ho appena richiamato.
L'Art. 1 della Costituzione riporta "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". E' questo un articolo che viene sistematicamente violato. Il lavoro, centrale nella nostra Costituzione, è in contrasto con l'ordinamento comunitario che fissando il livello di equilibrio della disoccupazione ritiene illegale la piena occupazione.
Le stesse argomentazioni a favore della cessione della sovranità nazionale in contrasto con l'Art. 10 della Costituzione, il quale al 1° Comma riporta "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute". Non mi sembra che in questo articolo si parli di cessione di sovranità. Non mi sembra nemmeno di leggere che l'ordinamento giuridico italiano debba conformarsi alle norme del diritto internazionale anche se in contrasto con il Patto costituzionale.
Dagli esempi che ho riportato appare chiaro che le politiche economiche e finanziarie che scaturiscono dalle indicazioni provenienti dalla Commissione Europea e dai Trattati sui quali la stessa UE si regge sono largamente in contrasto con le culture politiche che hanno ispirato i Costituenti.
La nostra, come ha ben scritto un grande giurista come Carlo Lavagna, è una Costituzione che tende al Socialismo. Che sia così lo ha sostenuto anche JP Morgan Chase & CO condizionando l'establishment al punto da spingere il Governo Renzi ad approvare, per dirla con l'avvocato Felice Besostri, una deforma costituzionale in senso neoliberale e funzionale agli interessi delle oligarchie finanziarie.
Le esternazioni di Napolitano prima e oggi di Mattarella in nome del ruolo di garanti mirano a dare un'interpretazione della Costituzione in funzione del mantra neoliberale e quindi a difesa degli interessi delle oligarchie finanziarie. Pur non essendo questo il mio Governo sono sempre più convinto che oggi bisogna difendere la Democrazia dalle interferenze della tecnocrazia UE.
La democrazia appare sempre più inscindibile dall'idea di Sovranità nazionale; la stessa difesa dei diritti sociali finisce con l'essere parte integrante della difesa della Democrazia e della Sovranità nazionale. Le politiche economiche e finanziarie imposte dalla Commissione UE non hanno nulla di democratico, nulla di sovrano e nulla di sociale.

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