lunedì 1 ottobre 2018

Manifestazione Pd: un mezzo funerale, con manifestanti più 'spintanei' che spontanei. di Daniele Capezzone

di Daniele Capezzone. Gli ultimi chiodi sulla bara del Pd li ha imbullonati - con elegante ma feroce sarcasmo - il filosofo Biagio De Giovanni. Parlando del partito in un'intervista a Repubblica, De Giovanni ha enumerato le tre fasi del rincoglionimento (ha detto proprio così).
Prima fase: te ne accorgi solo tu. Seconda fase: te ne accorgi tu, ma se ne accorgono pure gli altri. Terza fase: se ne accorgono solo gli altri. E ha concluso che il Pd è inevitabilmente entrato nella terza fase.
Sulla scia di questo incoraggiamento, recapitato ieri mattina, sono partiti all'alba da mezza Italia i 200 pullman e i 6 treni organizzati dal Pd per trasportare i poveri malcapitati precettati per la manifestazione di Roma.
Manifestanti più "spintanei" che spontanei, insomma: buttati giù dal letto dal funzionario del partito (nei casi più sfigati, direttamente dal deputato del collegio), messi a forza sul torpedone mentre erano ancora nel dormiveglia, forse sfamati in qualche autogrill, dopo l'inevitabile sosta per le esigenze fisiologiche, costretti sadicamente al selfie (per documentare la presenza) con gli occhi cisposi e intontiti, e finalmente scaricati a Roma, dove li attendevano (che botta di fortuna!) il barbuto Matteo Orfini e lo spaurito Maurizio Martina per indirizzarli a Piazza del Popolo. Più tardi, alla fine della mesta cerimonia, stessa trafila a percorso inverso. Una domenica bestiale, poveri cristi.
A proposito: quant'è costato questo scherzetto? Sarebbe interessante che il Pd rendesse noti i conti di pullman, treni, palco, allestimenti. Le presenze, intanto. Considerate che si partiva da almeno 12mila persone trasportate. Ma in totale, in piazza, non ci saranno state più di 20mila persone. Naturalmente gli organizzatori (di tutti i partiti e di tutte le piazze) sono sempre specializzati nel raccontare balle sui numeri, e ieri il Pd ha avuto il coraggio di annunciare 50mila presenti. Ma voi avete tre vaccini potentissimi per difendervi dalle fake-news: la matematica, la geometria, la fisica. Piazza del Popolo ha una superficie di 16-17mila metri quadri: anche immaginando (stipate come sardine) 3 persone a metro quadro, la capienza è di circa 50mila prigionieri. Attenzione però: se considerate la posizione furbescamente avanzatissima di un palco enorme (buono per il ritorno dei Pink Floyd, altro che Martina), più un fittissimo reticolato di transenne per stringere la piazza, più le enormi impalcature per gli operatori tv, più uno schieramento di gazebo nell'altra metà della piazza, nonostante tutto questo restavano alcuni ben visibili spazi vuoti. Al massimo - ripetiamo - ci saranno state 20mila anime, riprese sapientemente dalle telecamere stringendo l'inquadratura per creare l'effetto-folla.
Il fondale del palco recitava "Per l'Italia che non ha paura". C'erano tempi in cui le opposizioni andavano in piazza per fare paura ai governi: qui è il contrario, hanno manifestato per farsi un po' di coraggio tra loro. Ovunque, sventolio di bandiere del Pd e dell'Ue: bandiere tricolori, invece, quasi desaparecide. E abbiamo detto tutto.
La sequenza degli interventi è stata uno scontatissimo tentativo di dare voce alla mitica società civile: tra gli altri, la giovane democratica per le "periferie partecipate" (che non ha voluto dare nome e cognome perché "rappresenta un collettivo"), il giovane democratico di origine camerunense (che fa sapere subito di essere "antifascista"), la professoressa (tatuatissima e con intervento in romanesco) di Tor Bella Monaca, fino alle "battute" di Paolo Hendel (testuale: "Se spari a un cinghiale, qualcuno si indigna, se spari a un immigrato no"). La sensazione è stata quella di un espediente per tenere alla larga dal microfono Renzi, la Boschi e tutto il Giglio Tragico. Ma sarebbe stato politicamente più onesto organizzare un'altra scaletta: Benetton, Autostrade, MPS, Banca Etruria, e così via.
Poi, il gran finale. Con la sua consueta verve spettrale, sale sul palco Martina, che del partito sarebbe il segretario, ma è passato in pochi mesi da barelliere a impresario di pompe funebri: qui lo abbiamo sempre affettuosamente chiamato Undertaker (in romanesco: cassamortaro). Martina urla come un forsennato, forse per tirarsi su, gli va anche via la voce: nell'entusiasmo (si fa per dire) si perde pure i fogli con gli appunti. Lunga pappardella contro "la rabbia e la paura", battute ultradeboli ("ad altri piacciono i balconi, a noi la piazza"), polemichette prevedibili contro "ministri incendiari", il "condono per gli evasori", la manovra che è "una truffa contro il popolo". E poi la flebile autocertificazione: "Siamo fondamentali". 
Insomma, un mezzo funerale. Ma almeno nei funerali ci si abbraccia: i parenti del defunto, se proprio non si vogliono bene, per qualche ora fanno finta di volersene. Qui, neanche questo. Un odio da tagliare col coltello. Da una parte, Nicola Zingaretti, per ora unico candidato alla segreteria. Dall'altra, Renzi, che non vuole trovare un candidato da contrapporgli perché in realtà pensa solo a se stesso: non per il congresso ma per le europee di maggio, per poi sgambettare il segretario che nel frattempo sarà stato eletto. Da un'altra parte ancora, Calenda, che alla vigilia della manifestazione aveva sobriamente comunicato che sarebbe andato non "per il Pd" ma "con il Pd": insomma, il suo ego extralarge come una specie di repubblica indipendente. E' stata opportuna - quindi - una folta presenza delle forze dell'ordine, per evitare che, mentre saliva il coro "unità, unità", i dirigenti si picchiassero selvaggiamente tra loro. Capite bene, con questi chiari di luna, che Salvini e grillini non hanno granché da temere. E non è una gran notizia per la democrazia italiana, che avrebbe maledettamente bisogno di un'opposizione seria.

1 commento:

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