lunedì 22 ottobre 2018

Quando si vuole stare con un piede in due scarpe. di Piero Tucceri

di Piero Tucceri. "I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge,


in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge." Questo contemplava fino alla primavera del 2012 l'art. 97 della Costituzione italiana.
Successivamente, lo stesso subì una sostanziale modifica: gli fu aggiunto un comma in forza dell'art. 2 della Legge Costituzionale del 20 aprile del 2012, n.1, e, ai sensi dell'art. 6 della richiamata legge, si stabilì che quelle disposizioni entrassero in vigore a partire dall'esercizio finanziario del 2014. Di seguito viene riportato il testo dell'articolo in questione, opportunamente emendato:
"Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l'ordinamento dell'Unione europea, assicurano l'equilibrio dei bilanci e la sostenibilita' del debito pubblico. I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buono andamento e l'imparzialita' dell'amministrazione. Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilita' proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge". 1. Comma aggiunto dall'art. 2, L. cost. 20 aprile 2012, n. 1, le cui disposizioni si applicano a decorrere dall'esercizio finanziario relativo all'anno 2014.
Attraverso quella forzatura, l'Europa imponeva all'Italia l'introduzione del pareggio di bilancio nel suo ordinamento giuridico, con tutte le restrizioni a esso afferenti, così da ingiungere una situazione di stabilità finanziaria promossa a scapito della crescita economica del Paese. Quel testo stravolgeva l'art. 97 della Costituzione, privando l'Italia della propria sovranità economica e finanziaria. D'altronde, era quello lo scotto da pagare per l'appartenenza all'Europa Unita e alla sua posticcia moneta, l'euro, peraltro straniera, trattandosi del marco tedesco camuffato da euro.
In un primo momento, il tentennante Berlusconi diede l'impressione di volersi opporre a quella scellerata iniziativa; ma gli smaliziati euroburocrati di Bruxelles lo ricondussero subito alla ragione impiegando nei suoi confronti il loro più collaudato strumento di ricatto: lo spread.
A proposito del quale, è doveroso domandarsi: perché venne escogitata quella micidiale arma? La risposta appare sin troppo ovvia: perché il suo impiego si dimostra particolarmente efficace nei confronti di quei Paesi come l'Italia sprovvisti di una moneta propria in quanto privati di quella sovranità monetaria pavidamente consegnata a una banca straniera come la BCE (Banca Centrale Europea).
Non a caso, con la rinuncia alla propria sovranità monetaria, l'Italia non può più usufruire della flessibilità della sua moneta, esponendosi così alle devastanti conseguenze di una politica monetaria condizionata dai vincoli di bilancio, i quali, non è marginale ricordarlo, sono stati introdotti nel chiaro intento di assicurare la stabilità all'euro a scapito della crescita economica dei singoli Paesi aderenti.
A quel punto, era essenziale per gli euroburocrati di Bruxelles sbarazzarsi dell'ectoplasmatico Berlusconi e mettere al suo posto un più mansueto e affidabile servo dell'UE. Fu così che imposero la persona di Mario Monti. Come era prevedibile, l'allora Presidente della repubblica Giorgio Napolitano svolse un ruolo essenziale nella composizione di quella vicenda. Tutto questo, mentre Silvio Berlusconi rimaneva afasico e atassico nei confronti di un così palese colpo di stato, preso come era dalla compulsione di poter salvare in quel modo i suoi personali interessi economici, oltre che lo scranno di senatore. Peccato per lui che, di li a breve, la vituperata "legge Severino" gli procurasse una drastica disillusione, facendolo decadere da senatore della Repubblica.
Abbacinato dalla forsennata rincorsa di quell'impeto edonistico, costui neppure esitò a tradire gli italiani, consentendo l'insediamento del famigerato (s)governo guidato da Mario Monti. Il quale, grazie al dirimente contributo suo e della Lega di Matteo Salvini, che ora sbraita stranamente contro decisioni da egli stesso condivise, accordò a quella macabra farsa di governo la maggioranza dei 2/3 del parlamento necessaria per sconvolgere l'art. 97 della Costituzione.
Quel colpo di stato fu reso possibile dal tentennante Silvio Berlusconi e dalla Lega di Salvini, suo fedele scudiero, la cui maglietta recante la scritta "Basta euro" allora ostentata ora sarà diventata vecchia e strappata, i quali si resero così complici di coloro che non esitarono minimamente nell'estrometterli dalla guida del Paese.
Anche attualmente, seppure con virtuali motivazioni discordanti, entrambi seguitano a difendere la mortificante servitù dell'Italia alla finanza apolide e alla dittatura dell'Europa Unita. Sicuramente, lo faranno perché consapevoli di dover rendere conto del loro operato non già a un Popolo socioantropologicamente strutturato, bensì al misero volgo di manzoniana memoria. Questa inquietante situazione è puntualmente chiosata dalle parole di Salvador Allende, una fra le più illustri vittime del capitalismo mondialista: "Ci troviamo dinanzi a uno scontro frontale fra le grandi corporazioni internazionali e gli Stati. Questi subiscono interferenze nelle decisioni politiche, economiche e militari da parte di organizzazioni mondiali che non dipendono da nessuno Stato. Per le loro attività non rispondono a nessun governo e non sono sottoposte al controllo di nessun Parlamento".

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