martedì 20 novembre 2018

Capire il funzionamento del nostro organismo per poter giungere alla guarigione!

di Piero Tucceri. Siamo abitualmente indotti a ritenere il nostro organismo una struttura statica e pertanto confinata entro una rigorosa configurazione spaziale.
Siamo di conseguenza inclini ad adottare sistematicamente i medesimi moduli operativi. Nel caso delle malattie, siamo stati abituati a ritenere che quanto più ne spegneremo il corteo sintomatologico, tanto prima saremo guariti. Se soffriamo di insonnia, non troviamo niente di più spontaneo che concederci un sonnifero; se avvertiamo una sensazione di ansia, ci illudiamo di poter risolvere il problema affidandoci agli ansiolitici, e così via. Ma non è così. Non è questa la strada per poter giungere alla vera guarigione!
Tali approcci mirano alla soppressione dei sintomi, non esperendo alcuna azione sugli squilibri di fondo che li producano. Per poter comprendere la reale portata della sintomatologia espressa nei più eterogenei contesti patologici, è necessario invocare il concetto di entropia, il quale si può schematizzare assimilandolo con una trottola rotante che perda progressivamente velocità fino ad arrestarsi. L'aspetto dirimente di tale accostamento, si riconduce al fatto che l'organismo vivente non sia in effetti una struttura rigida, ma che si presenti sotto forma di un vortice energetico e di informazioni. Ricordava in proposito Eraclito come non si possa camminare due volte nello stesso fiume, perché vi scorre acqua nuova. Il fiume anzi attraversato, non è più lo stesso. Non c'è più l'acqua di prima.
E' pertanto essenziale avere consapevolezza del fatto che in ogni attimo della nostra esistenza creiamo un corpo nuovo. Focalizzando la funzione respiratoria, è importante considerare il fatto che ciascun atto respiratorio coinvolga un numero di atomi dell'ordine di 1022. Si tratta di atomi interagenti con ogni nostro organo e apparato. Durante ciascun ciclo respiratorio, emettiamo dall' organismo frammenti dei nostri organi e tessuti per scambiarli con gli atomi dell'intero universo. Studi condotti con l'impiego degli isotopi radioattivi, hanno documentato che ogni anno sostituiamo più del 98% dei nostri atomi.
Nel passato si riteneva che fosse possibile ricambiare tutte le cellule del corpo, tranne quelle cerebrali. Perciò si credeva che fosse possibile ricordare gli eventi occorsi nelle settimane e negli anni precedenti. Ora però sappiamo che le cose non stiano così, dal momento che il nostro organismo si rinnovi periodicamente. Sappiamo così che ogni tre mesi si rinnovi l'intero scheletro; il fegato ogni sei settimane; la cute ogni mese; la mucosa gastrica ogni cinque giorni, e così di seguito. Donde, la domanda: attualmente, il nostro organismo è lo stesso dello scorso anno? O di sei mesi fa? O di due settimane fa?
Quel che implicano tali processi biologici, è qualcosa capace di travalicare i consolidati limiti corporei. Si tratta di fenomeni implicanti il controllo della mente. Il nostro percorso filogenetico evoca qualcosa di assai profondo. Per cui, considerando l'organismo vivente in quest'ottica, si evince come esso sia costituito di atomi. Andando più in profondità, se ne osservano i rispettivi nuclei, a loro volta costituiti da protoni e neutroni, circondati da una sorta di nube elettronica. Procedendo ancor più in profondità nella struttura della materia, alla fine si incontrano soltanto funzioni d'onda.
Secondo il modello atomico classico, in questo percorso si incontrano, come accennato, protoni e neutroni circondati dagli elettroni. Ingrandendo l'atomo, in maniera tale che il suo nucleo appaia delle dimensioni della Terra, vediamo che gli elettroni abbiano le dimensioni della Luna, e che la loro distanza dai protoni e dai neutroni sia più o meno la stessa presente tra i due pianeti. Ciò dimostra che l'organismo sia formato per il 99,90% di spazio vuoto. Ma noi non lo vediamo così. Ai nostri occhi esso appare come una struttura solida.
Questo capita dal momento che la relativa misura la eseguiamo con strumenti fatti della sua stessa sostanza. Provando a ripetere la medesima osservazione mediante l'impiego di una metodica eterica, osserviamo che quelle stesse particelle subatomiche provengano da un campo di pura potenzialità, caratterizzato dalla presenza di energia e di informazione. Tali particelle si dimostrano in quel caso consistenti in fluttuazioni energetiche e di informazioni, le quali, emergendo da uno spazio virtualmente vuoto, rimbalzano e si urtano, per poi disintegrarsi e tornare nel vuoto di origine. Contemplato in quest'ottica, l'organismo vivente si offre come un immenso spazio vuoto dal quale emergono funzioni cromatiche intercalate da scariche energetiche.
Sosteneva Einstein che se si comprimesse tutto ciò che occupi lo spazio vuoto del nostro organismo, si potrebbe raccogliere il materiale solido sulla punta di uno spillo. Da questo spazio vuoto provengono le componenti subatomiche, le quali, più che materiali, sono fluttuazioni energetiche. In tale contesto, se assumiamo il gravitone come unità di misura della gravità o il fotone come unità di misura della luce, ne consegue che l'unità di misura dell'individuo sia il pensiero. E' l'idea. E' quindi qualcosa di non verbale. E' quel debole e potente impulso posto alla base del movimento. Ne deriva che, pensando, o meglio ancora cogitando, si producano molecole generate non soltanto dalla mente, ma dall'intero organismo.
Ricerche condotte in tal senso, hanno infatti dimostrato che durante l'elaborazione di una idea o di un pensiero, si producano sostanze chimiche particolari conosciute con il nome di neuropeptidi. La neurofisiologia classica, riteneva che attraverso il sistema nervoso un impulso elettrico seguisse il percorso assonico e il dendrite, prima di comunicare con un altro assone e quindi con un'altra cellula nervosa.
Ora sappiamo che esista un'altra modalità di comunicazione cellulare. Nel momento in cui un neurone intenda interagire con un'altra cellula dell'organismo, esso produrrà i neuropeptidi. L'aspetto rilevante di questa dinamica, è che a fondamento della genesi di tali mediatori, si collochi un pensiero.

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