giovedì 8 novembre 2018

Il paradosso della democrazia. di Piero Tucceri

di Piero Tucceri. Nel 1972, il Premio Nobel per l'economia fu assegnato a Kenneth Arrow in conseguenza della enunciazione dei tre principi basilari della democrazia.
Gli studi condotti da Arrow, dimostrano che, con la mancata ricorrenza degli stessi, non si dovrebbe parlare di democrazia. Il primo di quei principi, riguarda la "libertà di scelta", la quale ricorre soltanto quando agli elettori venga offerta la possibilità di poter classificare i candidati in funzione dell'ordine desiderato dalle preferenze. Il secondo principio, verte sulla "dipendenza dal voto", in base alla quale l'esito di una votazione deve dipendere esclusivamente dai voti espressi dagli elettori. Il terzo principio, si incentra sulla "unanimità dei consensi", capace di proclamare vincitore soltanto il candidato più votato.
In effetti, quei tre principi Arrow li aveva stabiliti fin dal 1951, compendiandoli in un'opera dal titolo "Scelte sociali e valori individuali" (1). Attraverso quelle ricerche, egli cercava la verifica della esistenza di qualche sistema elettorale capace di sottrarsi al "Paradosso di Condorcet", (2) secondo il quale, negli ordinari sistemi elettorali, possono verificarsi situazioni circolari capaci di assegnare la vittoria ai candidati in funzione dell'ordine secondo il quale si svolgono le votazioni. Dal momento che, tale evenienza, configuri il reato di truffa. Che è poi il reato ricorrente attualmente, atteso che la designazione del vincitore dipenda dal ricorso di quelle condizioni piuttosto che dai voti effettivamente espressi dagli elettori.
La conclusione derivata da Arrow nei confronti di tale contingenza, fu negativa. Nel senso che, i dati emersi, portavano a concludere che la sola dimostrazione matematica possibile capace di soddisfare quei tre principii, la offriva la... dittatura! Questo, dal momento che il ricorso degli stessi avveniva soltanto in presenza di qualcuno che con il suo singolo voto potesse condizionare l'esito di qualunque votazione. Situazione, questa, peraltro ben rappresentata dall'odierna contingenza sociopolitica, consolidatasi grazie a certi collaudati intrallazzi parlamentari. Se ne conclude che, sebbene la dittatura non sia auspicabile, risulti praticamente impossibile concepire un sistema elettorale capace di dimostrarsi autenticamente democratico. Il tutto, nella più rigorosa osservanza della neolingua orwelliana, particolarmente cara al depravato e apolide capitalismo globalista.
Si inscrive in quest'ottica la recente sortita dell'euroburocrate Jean Claude Juncker (3), posto, senza sottoporsi a una regolare dirimenza popolare, alla Presidenza di quel demofago carrozzone conosciuto come Commissione Europea. Verosimilmente, tra una libagione e l'altra, costui ha avuto l'ardire di attaccare proditoriamente ogni forma di nazionalismo, ponendo la sua stravagante concezione dell'Europa a "guardiano della pace". Questa sua uscita palesemente fuori luogo, è certamente motivata soprattutto dal timore, suo e degli altri euroburocrati di Bruxelles, di subire una cocente sconfitta in occasione delle elezioni europee del 2019. Al riguardo, suona più che esaustivo quanto espresso a suo tempo da un eccellente retore ateniese: "Abitiamo questo paese non avendone scacciati altri, né avendolo trovato deserto, né essendoci riuniti qui come un miscuglio di razze, ma così nobile e pura è la nostra origine che occupiamo senza interruzione la terra da cui fummo generati, in quanto siamo autoctoni e possiamo chiamare la nostra città con gli stessi nomi che diamo ai più stretti congiunti". Isocrate, Panegirico, 24.
Di fronte a tanta tracotanza e disprezzo dei cittadini europei, viene da domandarsi se questo eccentrico individuo si sia reso conto della devastante portata delle sue affermazioni, dovute o a una profonda ignoranza della terminologia impiegata oppure alla malafede nascosta dietro il ricorso alla sempre più invalsa neolingua così cara alla finanza internazionale. Per rendersene conto, è sufficiente leggere l'art. 1 della nostra Costituzione (4), il quale sancisce indiscutibilmente la "sovranità" del popolo italiano: una sovranità ora usurpatagli da un calderone di inquilini parlamentari araldi del neoliberismo affermato dal globalismo dei mercati finanziari. Ma forse è vero che ciò accada dal momento che, per l'affermazione di certi valori, sia necessaria la presenza di un Popolo: di quel Popolo che purtroppo manca all'Italia. Ecco perché qualsiasi euroburocrate da strapazzo può permettersi di fare certe spudorate e insensate affermazioni.
Riferimenti:
1) http://wwwdata.unibg.it/dati/corsi/65017/26271-Arrow%20scelte%20sociali%20e%20valori%20individuali.pdf
2) https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Condorcet
3) https://www.tio.ch/dal-mondo/attualita/1320303/juncker-si-scaglia-contro-il--nazionalismo--ma-sostiene-il--patriottismo-
4) https://www.senato.it/1025?sezione=118&articolo_numero_articolo=1

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