lunedì 19 novembre 2018

Il povero Macron, divenuto Micron, è ormai un rottame.

di Daniele Capezzone. Ve lo ricordate il selfie di Enrico Letta, al Louvre, che festeggia la vittoria di Emmanuel Macron?
Era il 7 maggio del 2017, appena 18 mesi fa. E il lungimirante tweet di Paolo Gentiloni ("Evviva Macron. Una speranza si aggira per l'Europa")? O ancora - soltanto un mese fa, alla Leopolda - la serenata di Renzi all'inquilino dell'Eliseo?
Doveva essere il nuovo eroe, il leader antipopulista e antisovranista, il campione europeo capace di schiaffeggiare Trump e mettere in riga Salvini e Orban. E invece il povero Macron, divenuto Micron, è ormai un rottame.
Le manifestazioni degli automobilisti inferociti per l'aumento della benzina gli hanno dato il colpo di grazia. Sabato, si sono complessivamente mobilitati 300mila giubbetti gialli, quasi 3mila posti di blocco in tutta la Francia, un paese insorto contro di lui. Nella notte tra sabato e domenica, 3500 attivisti sono rimasti in azione senza interruzioni, per garantire la ripresa di blocchi e manifestazioni, che infatti ieri sono proseguiti.
E lui? Non potendo distribuire brioches, ha cercato di ridarsi un profilo internazionale, andando a parlare al Bundestag, con i consueti toni magniloquenti e eurolirici, facendo rivoltare nelle tombe almeno quattro giganti: "E' stato forse più facile per chi ci ha preceduto? Per Adenauer e De Gaulle? Per Mitterrand e Kohl? Costruire la sovranità europea è oggi nostra responsabilità".
Ma il suo dramma è che, con l'eccezione del Pd italiano, non gli crede più nessuno.
In patria, dopo l'affaire Benalla (il bodyguard divenuto intimo della coppia presidenziale), la sua immagine è stata sfregiata. Aggiungiamo la rabbia dei dipendenti pubblici e ora quella degli automobilisti. La somma l'ha tirata ieri un terrificante (per lui) sondaggio Ifop, pubblicato dal Journal du Dimanche: popolarità crollata al 25%, record negativo dei suoi 18 mesi all'Eliseo, con altri 4 punti di consenso persi solo nel mese di novembre. In pratica, 3 francesi su 4 non vedono l'ora di liberarsi di lui.
Insomma, un'avventura politica sembra finita. Ed è anche un monito a un establishment che, un anno e mezzo fa, tentò la carta del "Manchurian candidate" (per citare un celebre film), cioè la creazione in laboratorio di una leadership, la fecondazione in vitro di un capo politico. Non solo l'operazione non è riuscita, ma lo stesso "prototipo" sembra in crisi anche personale.
Come sapete, La Verità è l'unico giornale italiano che, due settimane fa, abbia riportato le voci di un possibile (vero o presunto) esaurimento nervoso del presidente francese. Per giorni le voci si rincorsero. Poi, lui stesso tentò di spazzar via ogni dubbio ripresentandosi in pubblico, in Normandia, nella bellissima località di Honfleur, per salutare una piccola folla e rassicurare. Apparizione studiatissima: un Macron figo, con tanto di giubbotto di pelle e sorriso d'ordinanza, che per due volte dice: "Da vent'anni vengo qui a Honfleur ogni primo dell'anno". Ma era il primo di novembre. Forse solo un piccolo lapsus, forse invece un pugile suonato.

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