mercoledì 28 novembre 2018

Le presunte furbate di casa Di Maio. Tale padre, tale figlio?

di Redazione. Il fatto del giorno non sono le politiche assistenzialiste di uno Stato benevolo e generoso - seppure con i nostri soldi - nei confronti dei furboni del quartierone che si spacciano per 'poveri e indigenti' pur di riscuotere il reddito di cittadinanza o di farsi condonare cartelle esattoriali mai pagate e case abusive mai autorizzate. Il caso salito alla ribalta del gossip politico sono le presunte "furbate di casa Di Maio".
Se ne parla molto e a volte pure a sproposito, soprattutto perchè Di Maio figlio non è soltanto il capo politico del M5s paladino dell'ONESTÀ, ma anche il ministro del lavoro e il vice premier del governo italiano. Altresì è colui che salì sul balcone di Palazzo Chigi per festeggiare la vittoria del reddito di cittadinanza che secondo il capo dei pentastellati avrebbe già sconfitto la povertà.
Ora, a parte il fatto che tale sussidio di Stato è ancora tutto da definire, a parte il fatto che le colpe dei padri non possono ricadere sui figli, resta una considerazione da fare.
Di Maio va attaccato non perché il padre avrebbe avuto una casa abusiva, poi condonata, che tuttavia al Catasto non risulterebbe sistemata, il che nel Sud d'Italia è una pratica assai diffusa.
Di Maio va attaccato non perché il padre avrebbe fruito di manodopera retribuita sottobanco, anche qui un malcostume assai di moda nel Mezzogiorno dove quelli pagati regolarmente sono rarissime eccezioni.
Di Maio va attaccato non per l'assunto, tutto da dimostrare, che "tale padre, tale figlio", anche se la genetica a volte qualcosa c'azzecca.
Insomma, Luigi Di Maio va criticato non per le colpe del padre, ma per le sue.
In quanto uomo del Sud, Di Maio figlio, non può far finta di non conoscere la realtà del suo territorio. E quindi, senza star lì a rovistare tra le scartoffie del padre Antonio, dovrebbe avere contezza della piaga del "lavoro nero" e che il reddito di cittadinanza per buona parte andrà a finire nelle tasche di costoro che lo praticano abitualmente, o di chi al lavoro, quello vero, preferisce accettare le commesse di 'cosa nostra' oppure restare a scaldare il divano o la seggiola del bar sotto casa.
Di Maio figlio va attaccato non perché Di Maio padre ha sbagliato.
Luigi Di Maio, semmai, va attaccato perché un domani - chissà quando, come e con quanti denari (!?) - non potrà dire che il suo 'reddito di cittadinanza' - pagato con i soldi della gente per bene di questo paese - è finito a "sua insaputa" nelle mani sbagliate!
Perché, Di Maio figlio, non poteva sapere delle presunte "furbate di casa Di Maio", ma di quelle della sua terra certamente sì!

1 commento:

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