lunedì 19 novembre 2018

L’ignoranza del miracolo o il miracolo dell’ignoranza?

di Piero Tucceri. Si sente spesso parlare di guarigioni ritenute straordinarie soltanto perché esulanti da determinati consolidati canoni mentali.
Taluni le chiamano "miracoli". E questo ricorre soprattutto nell'immaginario popolare. Qualsiasi considerazione al riguardo, non può comunque prescindere da una essenziale presa d'atto: e cioè dal fatto che, statisticamente, tutte le malattie ritenute "inguaribili" annoverino tassi di remissioni spontanee compresi nell'ordine del decimo di un centesimo. Il che vuol dire che non esiste una sola malattia conosciuta dalla quale qualcuno, almeno una volta, non sia completamente guarito.
L'aspetto rilevante desumibile da tale contesto, è che, se pure una sola persona si sia ristabilita da una malattia ritenuta insanabile, ciò voglia dire che essa si annoveri fra le evenienze possibili. Per poter adeguatamente comprendere la dinamica del fenomeno, occorre richiamare alcuni concetti scientifici, e di fisica in particolare.
La fisica conosciuta fino agli inizi del secolo scorso, era quella cosiddetta newtoniana: vale a dire la fisica sviluppata da quel tale, appunto Newton, il quale, sedutosi sotto un albero per poter meglio riflettere sui suoi crucci, si sentì cadere una mela sulla testa. In seguito a quel banale evento, egli giunse alla formulazione della teoria gravitazionale. La principale caratteristica della fisica newtoniana, è che tutta la materia conosciuta sia composta di particelle sempre più piccole. Pertanto, frantumando a piacimento qualsiasi sostanza, alla fine si otterranno frammenti di sempre più piccole dimensioni.
Dalla elaborazione di questo concetto, si è successivamente sviluppata un'altra branca della fisica: quella einsteiniana, la quale considera la materia in maniera tale per cui, oltrepassato un determinato limite di soglia, non si rinvengano più particelle, ma soltanto funzioni d'onda. Del resto, lo stesso Einstein dimostrò come la luce fosse costituita soltanto da vibrazioni, e che persino l'universo fosse un insieme di funzioni d'onda. Questo implica che, rappresentando il mondo fisico lungo una linea retta, a una delle sue estremità si collochi la materia e all'altra l'energia.
Sulla base delle modalità attraverso le quali è dato apprezzarla, la materia comprende tutto ciò che occupi un determinato spazio fisico e che abbia un peso. Ordinariamente, essa si presenta strutturata in tre diverse condizioni fisiche: solida, liquida e gassosa. La differenza che le contraddistingue, dipende dalla temperatura. Assumendo come condizione di riferimento quella liquida, aumentandone la temperatura, si passa alla forma gassosa, mentre riducendola, se ne ottiene la solidificazione.
Tali considerazioni si rendono necessarie al fine di poter ribadire che la materia e l'energia siano la risultante della medesima sostanza, o che, per essere più precisi, la materia rappresenti la forma più condensata dell'energia, o l'energia sia la forma più attenuata della materia. Se ne desume che la materia e l'energia provengano dalla stessa sostanza, diversamente manifesta.
Scientificamente, il fenomeno richiama lo spettro elettromagnetico, il quale contempla una gamma piuttosto ampia di lunghezze d'onda, dal momento che essa annoveri anche le onde sonore e i raggi cosmici. Tuttavia, l'aspetto da sottolineare al riguardo, è che appena l'1% di tale spettro sia apprezzabile dall'occhio umano.
Quello che pertanto sperimentiamo ordinariamente, in maniera più o meno consapevole, è la conseguenza di un particolare fenomeno psicofisico conosciuto come Coinvolgimento Cognitivo Prematuro. Esso implica che siamo spontaneamente indotti a costruire in anticipo i nostri concetti. Di questo importante fenomeno fu testimone Charles Darwin, quando, giunto in Patagonia nel corso delle sue ricerche, dopo aver attraccato nella baia, sceso a terra, incontrò alcuni indigeni che non vedevano la sua nave. Lui li invitò persino a guardare in quella direzione. Ma loro non la scorgevano! Ai loro occhi, essa non esisteva! Riuscirono a vederla solo dopo che l'equipaggio glieli condusse accanto e li fece salire a bordo, spiegandogli che si trattava di una grande canoa. Gli indigeni non riuscivano a scorgere la nave, pur avendola sotto i propri occhi, semplicemente perché neppure immaginavano che essa potesse esistere! Quello fu un classico esempio di Coinvolgimento Cognitivo Prematuro. Ma l'aspetto rilevante del fenomeno, si coglie nel fatto che quel che successe a quegli uomini capiti ancora a noi, abituati come siamo a limitare il mondo circostante secondo i nostri moduli di credenze.
La verità è che tutti vediamo soltanto quello in cui crediamo!

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