10 dicembre 2018

La rivolta dei gilet gialli: non c'è solo la tassa sul carburante, c'è una richiesta di giustizia fiscale e sociale.

di Camillo Pignata. Gilet jaunes', i 'gilet gialli', Francia, maschere, fionde e sassi, pronti a dare la spallata definitiva a un sistema sociale che sentono come ingiusto. Ottantamila agenti, pronti a fronteggiarli.
E' la miseria che si ribella contro il "re", figlio della personificazione della politica, espressione del dominio della finanza sulla politica.
E' una rivolta radicale di gente disposta a tutto, il risultato della politica del rigore europea che cancellato i diritti sociali, i diritti fondamentali della persona, subordinandoli alla compatibilità finanziarie dei singoli stati, e ridotto le persone a numeri.
La rivolta di Parigi, è un fenomeno nuovo, non è la ripetizione del 68.
E' una rivolta generale, non circoscrivibile nella destra o nella sinistra, perché il dominio della finanza sulla politica ha omogeneizzato tutto destra sinistra centro.
E' la rivolta della gente per riscattare la politica. Ma è la rivolta di una massa, che non è popolo, quello dei gilet gialli, perché non partecipa alla politica, ma solo assiste, come spettatore che riesce solo a protestare ma non a proporre.
Succede quando non ci sono forze politiche di riferimento, soggetti intermedi. Non c'è più solo la tassa sul carburante, c'è una richiesta di giustizia fiscale, ma anche sociale. C'è una voglia di destrutturazione di un sistema che non offre rappresentanza.
Manca una proposta alternativa. Succede quando, scompare il programma, la visione prospettica dei problemi, quando si decide giorno per giorno. Succede quando il partito si trasforma da strumento di servizio della gente, a strumento di conquista del potere, a comitato elettorale.
Succede quando la personificazione della politica, il leaderismo, rende gli iscritti spettatori di uno spettacolo.

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