venerdì 7 dicembre 2018

L’Italia non s’è desta, ma s’è incattivita.

di Redazione. Troppi anni di crisi e di recessione economica, ma non solo. Troppi sacrifici e troppe tasse, sempre a carico dei "soliti fessi". Stipendi e pensioni da fame. Prezzi di beni e servizi alle stelle. Welfare praticamente inesistente. Servizi pubblici - dai trasporti all'immondizia - che non funzionano per quanto vengono pagati: tanto, troppo! Strade, ponti, case ed edifici che crollano. Intere città allagate e sommerse da valanghe di fango e detriti. Alberi che vengono giù a centinaia di migliaia, drammatica metafora di un paese ridotto in macerie.
Tutto questo porta all'avvilimento e alla depressione della gente per bene che non vede via d'suscita e si sente ancora abbandonata nel mezzo del tunnel.
E così cresce il disagio sociale, monta la rabbia e la frustrazione, e viene facile prendersela con i più deboli e cercare nell'uomo forte, solo al comando, la soluzione di tutti i guai. E c'è chi soffia sopra il fuoco del disagio, della paura, del malcontento, facendo perdere di vista alle masse i veri responsabili del "disastro".
L'Italia del rancore si incattivisce ancora di più, innescando una guerra tra poveri dove però a vincere sono sempre loro: i ricchi e i potenti!
Il 52°rapporto Censis 2018 dipinge questo 'brutto' quadro del 'Bel'paese a tinte forti, drammatiche.
Per il 75% degli italiani gli immigrati fanno aumentare la criminalità, per il 63% sono un peso per il nostro sistema di welfare.
Solo il 23% degli italiani ritiene di aver raggiunto una condizione socio-economica migliore di quella dei genitori.
E il 67% ora guarda il futuro con paura o incertezza.
Insomma, siamo un Paese che sta letteralmente cadendo a pezzi.
Siamo una nazione che per riprendersi non si rimbocca le maniche, ma confida in un sovranismo psichico, prima che politico, risultato della cattiveria che gli italiani provano, per riscattarsi dalla delusione per la mancata ripresa economica, e che spesso rivolgono contro gli stranieri. E' la diagnosi impietosa della situazione sociale italiana, come risulta dal 52° rapporto Censis che ha analizzato la società italiana.
All'origine del sentimento c'è il cosiddetto "ascensore sociale": l'Italia è il paese dell'Unione europea con la più bassa quota di cittadini che dicono di avere un reddito e una capacità di spesa migliori di quelle dei propri genitori: sono il 23% contro una media europea del 30% (i picchi sono in Danimarca a quota 43% e in Svezia al 41). A pensarlo sono soprattutto le persone con un reddito basso, convinte che nulla cambierà nel loro portafogli. La delusione si intreccia con la percezione di essere poco tutelati 'a casa': il 63,6% è convinto che nessuno difende i loro interessi e la loro identità e che devono pensarci da soli. "La non sopportazione degli altri sdogana i pregiudizi, anche quelli prima inconfessabili", sottolinea il capitolo del Censis che fotografa la società italiana.
PERICOLO MIGRANTI. Nel mirino dei 'cattivi sovranisti' finiscono soprattutto gli stranieri: il 69,7% degli italiani non vorrebbe i rom come vicini di casa e il 52% è convinto che si fa di più per gli immigrati che per gli italiani. La quota raggiunge il 57% tra le persone più povere. Da qui la conclusione del Censis: "sono i dati di un cattivismo diffuso che erige muri invisibili ma spessi". I più bersagliati, inoltre, risultano gli extracomunitari: il 63% degli italiani vede in modo negativo l'immigrazione dei Paesi non comunitari contro una media Ue al 52% e il 45% non tollera anche quelli comunitari (in Europa la media è al 29%). I più ostili sono gli italiani più fragili: il 71% di chi ha più di 55 anni e il 78% dei disoccupati, mentre il dato scende al 23% tra gli imprenditori. Ma perché tanta ostilità? gli stranieri tolgono il lavoro agli italiani è la risposta del 58%, per il 63% sono un peso per il welfare mentre il 37% crede che il loro impatto sull'economia sia favorevole.
ONDATA ASTENSIONE. Accanto al fronte immigrazione, si apre quello sul voto: alle ultime elezioni politiche gli astenuti e i votanti scheda bianca o nulla sono stati 13,7 milioni alla Camera e 12,6 al Senato. Una pratica che è schizzata negli ultimi decenni: dal 1968 a oggi l'area del non voto è salita dall'11,3% di 50 anni fa, al 29,4%. Inoltre, il 49% degli italiani crede che gli attuali politici siano tutti uguali, mentre divide il loro uso dei social network: per il 52,9% sono inutili o dannosi, contro il 47,1% ce li apprezza perché eliminano ogni filtro nel rapporto cittadini-leader politici.
MIRAGGIO ITALIEXIT? Pochissima convinzione anche rispetto all'Unione europea: oggi secondo il Censis, il 43% degli italiani pensa che far parte delle istituzioni europee abbia giovato all'Italia contro una media del 68% nel resto del Vecchio continente. "Siamo all'ultimo posto in Europa, addirittura dietro la Grecia della Troika e il Regno Unito della Brexit", scrive l'istituto di ricerca. Eppure finora gli italiani sono stati tra i più assidui 'fan' di Bruxelles e in particolare al voto: nel 2014 l'affluenza alle elezioni europee era al 72%, rispetto al 42,6 della media. A maggio ci sarà un'importante prova per capire se c'è ancora fedeltà.
SI GUARDA AL SOVRANO AUTORITARIO. L'Italia sta andando "da un'economia dei sistema verso un ecosistema degli attori individuali, verso un appiattimento della società", in cui "ciascuno afferma un proprio paniere di diritti e perde senso qualsiasi mobilitazione sociale". "Ognuno - si legge nel rapporto - organizza la propria dimensione sociale fuori dagli schemi consolidati" e così "il sistema sociale, attraversato da tensioni, paure, rancore, guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità" e "il popolo si ricostituisce nell'idea di una nazione sovrana supponendo" che "le cause dell'ingiustizia e della diseguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale". Se "siamo di fronte a una politica dell'annuncio", a giudizio del Censis "serve una responsabilità politica che non abbia paura della complessità, che non si perda in vincoli di rancore o in ruscelli di paure, ma si misuri con la sfida complessa di governare un complesso ecosistema di attori e processi".

6 commenti:

  1. liberidipensare97607 dicembre, 2018

    Nel Paese si sta verificando un clima molto pesante: Proquesto \ contro quello! Bravo questo \ cattivo quello!
    Se si vuole evitare quello che è accaduto in Francia - bisogna finirla di esasperare i toni.
    Confrontarsi, sempre scontrarsi il meno possibile.
    Non è con lo "scontro" che si risolvono i problemi ma col confronto.
    Il leader che divide non è un leader in grado di unire!
    Dividere è semplice, unire è difficile.
    I Liberi Comuni del 1200, dovettero la loro fine alle lotte delle fazioni:i partiti.
    I problemi dell'Italia sono tanti, e non è con la divisione e la contrapposizione che si risolveranno.
    La coesione sociale e la pace sociale, sono le premesse del cambiamento vero.

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  2. Scusate ma vorrei citare alcuni dati:
    1) In Italia circolano milioni e milioni di veicoli, la benzina la si paga in contanti.
    2) L'80% degli italiani è proprietario di casa.
    3) tantissimi italiani hanno la seconda casa al mare, ecc.
    C'è sicuramente miseria e povertà, ma io vedo:
    a) Locali pieni.
    b) Luoghi di villeggiatura pieni.
    ..................................................
    Sono anni che ci spappolano con al favola crisi, c'è per alcuni, ma la maggioranza stando a quanto si vede, se la passa non bene ma di più

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  3. In FRANCIA si sente l'opinione pubblica, io intendo quella non violenta, la violenta NON MI PIACE.
    In Italia dove paghiamo più tasse sulla benzina, non mi pare che esista un'opinione pubblica automobilisti, in grado Gandianamente di farsi sentire

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  4. Se alla maggioranza delle persone è sufficiente mugugnare e basta, non vedo proprio possibilità di cambiamento.
    Chi si contenta gode:beati loro

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  5. Mi fa pacere vedere che alle manifestazioni di Salvini c'è il TRICOLORE, un bel cambiamento col passato.

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  6. Nessun problema ci pensa Lui, siamo a posto

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