31 gennaio 2019

Beppe Grillo nuovamente in Rai? È la solita faccenda del lupo, del pelo e del vizio.

di Enzo Sanna. Antefatto: Carlo Freccero, dignitario di corte nella scuderia Rai per conto del M5S, riporterà il "cavaliere" Beppe Grillo in sella al Cavallo Rai da cui fu disarcionato a fine degli anni '80 dello scorso secolo per aver tacciato di ladrocinio l'allora dominante pollaio craxiano.
Fatto: il "cavaliere disarcionato" Beppe Grillo, magistralmente agendo sulla credulità popolare, infine condotti al potere i suoi scagnozzi, renderà (da buon triviale comiziante) pan per focaccia ai pur estinti craxiani riesumandone la sostanza e perfino imitandone la forma, nell'incoraggiare le truppe parlamentari all'utilizzo dei noti metodi di occupazione del potere che a suo tempo lui dileggiava. Al conto manca solo il ladrocinio, per ora.
Post-fatto: sorpresa! Non assisteremo a uno show in Rai del comico, ma solo a un "best of" (accidenti agli inglesismi!). Cioè vedremo sugli schermi niente più che una carrellata di vecchie, per non dire stantie, scenette riviste e straviste di suoi antichi e meno antichi spettacoli. Insomma, niente più che una riedizione monotematica di quei programmi utilizzati per riempire ore e ore di trasmissioni andando a recuperare spezzoni di "celluloide" tra le "teche" impolverate dei magazzini di mamma Rai.
Post-post-fatto: atteso che tutti noi continuiamo a "godere" da lungo tempo delle performance in Rai del comico Grillo, Freccero o meno, che senso può avere il suscitare artificiosamente tanto interesse e attesa circa la preannunciata trasmissione su Rai2 se non un ossequioso inchino al "duce padrone" del M5S?
Amare conclusioni, stavolta senza post: vuoi vedere che il comico Beppe Grillo si sentirà in dovere di far lievitare il prezzo dei biglietti dei suoi futuri prossimi spettacoli teatrali ai quali qualcuno continuerà a presenziare, nonostante tutto? Sarebbe ben curioso trovarci ad assimilare la faccenda ai precedenti berlusconiani relativi agli interessi non proprio "generali" relativi alle aziende TV di proprietà dell'altro redivivo "cavaliere" per le cui scelte politico-governative ancora sborsiamo fior di quattrini.
Per le ragioni anzidette, chi scrive non apprezza l'intento di #facciamorete di boicottare l'iniziativa del vassallo Carlo Freccero, nominato gestore in Rai del feudo ora grillino, un tempo craxiano. Vediamolo lo spettacolo. Sarà l'occasione di comprendere come tra la propaganda e la concretezza dei fatti si celi l'imbroglio. Il citato "inchino" di Fruttero al duce-padrone del M5S rischia di risultare parecchio controproducente. Il lupo che perde il pelo, non il vizio, si chiami Berlusconi, Renzi o Grillo, continuerà nel tentativo d'imporsi al cosiddetto "popolo" con lo scopo implicito di farsi acclamare, per quanto dura, al pari delle folle che inneggiavano al "Duce, Duce, tu sei la luce". La fine è nota, se qualcuno "rimembra". Tanto, piaccia o meno, prima o poi la polvere inevitabilmente attende simili capo-popolo, come storia insegna.
Possiamo sostenere con buona ragione che di cavalieri e comandanti, da Berlusconi a Grillo transitando per Renzi, siano costoro in sella o disarcionati, ne abbiamo le scatole piene? Come anche, perché no, pure delle loro insulse corti? Evitando di scomodare fior di filosofi e di intellettuali circa l'immutabilità di certe pratiche politiche "nei secoli dei secoli", torna più banalmente nel ricordo la frase di una canzone dei Camaleonti (anno '67) dal titolo "Non c'è niente di nuovo" che recitava: "Il mondo è sempre uguale e quel che è stato sarà". Appunto! Domandiamoci, però, se rassegnarsi al dominio di cavalieri e comandanti di tal fatta sia l'unica via percorribile.

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