15 gennaio 2019

Gli interessi italo-tedeschi che si intrecciano condizionando il quadro politico.

di Gerardo Lisco. L'ultimo numero del 2018 della rivista diretta da Caracciolo, Limes, è dedicata alla Germania. Alla crisi di identità che sta attraversando la Germania, alle relazioni internazionali e alla ricerca di una strategia che da, quarta potenza economica, dovrebbe mettere in campo.
A parte le analisi di questi aspetti che ho trovato particolarmente stimolanti ciò che mi ha colpito sono le due cartine geografiche che ho condiviso perchè riguardano il tipo di relazione che la Germania ha con l'Italia e come esse influenzino il nostro quadro politico. La prima cartina che ho preso a riferimento rende visibile gli interessi che si muovono in UE e quali territori toccano. Tre sono le riflessioni:

1) la Padania bacino elettorale della Lega area di influenza della Germania;
2) Catalogna area di influenza economica tedesca al pari della Padania interessata da forti spinte autonomiste;
3) mitteleuropa fanno parte: Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Austria, Slovenia, Svizzera.
Quali sono le alleanze che sostengono i governi di questi Paesi? La maggior parte sono governi sostenuti da Destre neoliberiste e nazionaliste. Polonia, Repubblica Ceca, Rep. Slovacca e Ungheria sono i Paesi che fanno parte del Gruppo di Visegrad.
Il mensile allegato al Fatto Quotidiano del mese di Dicembre 2018, Millenium, ha dedicato alcuni articoli ai paesi di Visegrad. Dalla lettura di quegli articoli si evince che l'antieuropeismo di quei Paesi è di comodo: utilizzano le barocche o se preferite le bizantine regole Comunitarie per contrattare aiuti finanziari da parte della Commissione UE. L'accordo di Visegrad è nato perché i Paesi sottoscrittori hanno concordato una linea in comune in funzione dell'entrata nell'Unione Europea. Se ne parla solo oggi ma l'accordo risale al 1991, all'indomani della fine del controllo sovietico dell'Europa dell'Est.
Se analizziamo i dati economici relativi a questi Paesi e il rapporto che hanno con la Germania e con l'UE, come ha scritto Luca Veronese in un articolo apparso su il Sole 24 ore del 18 novembre 2018, l'80% dell'export di questi Paesi è verso l'UE e circa un terzo è diretto verso la Germania: "Tra il 2014 e il 2020 la Polonia ha ricevuto dall'Europa 84 miliardi euro, la Repubblica Ceca e l'Ungheria circa 23 miliardi, la Slovacchia 15 miliardi aiuti".
Per il periodo 2021 - 2027 gli aiuti dovrebbero ridursi a causa della Brexit. Considerato l'export e i settori industriali sviluppatisi in questi anni ogni aiuto a questi Paesi si traduce in un sostegno indiretto all'economia tedesca. Le economie di questi paesi sono parte integrante del sistema tedesco, sostegno indiretto all'economia tedesca che si aggiunge al vantaggio economico che la Germania ha vendendo in euro ciò che acquista nella moneta locale di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, rispettivamente zloty, corona e fiorino ai quali si aggiunge la Croazia che continua ad avere la propria moneta nazionale: la kuna. La popolazione dei paesi che formano la mitteleuropa è all'incirca pari a quella della Germania. Compresa quest'ultima tutta l'area ha una popolazione di circa 160 milioni di abitanti.
Ultimo dato sul quale vi invito a riflettere è relativo agli investimenti tedeschi in Lussemburgo. Il Granducato di Junker è 2500 kmq con una popolazione di circa 600.000 abitanti, per reddito e PIL è il primo in UE ed è tra i primi a livello mondiale , parlo di PIL pro capite. Il Lussemburgo esaurita la funzione legata all'industria siderurgica oggi offre servizi finanziari, bancari e assicurativi. In più di un'occasione è stato indicato come un paradiso fiscale e quindi se fosse funzionale al grande capitale che domina questa UE sarebbe da additare come una sorta di Paese canaglia al pari dei vari Cayman, Saint Lucia, ecc. Non a caso Junker è il Presidente della Commissione UE e lo scandalo che lo ha interessato qualche anno fa è stato messo a tacere. Il Lussemburgo si presenta come una sorta di Zona franca per operazioni finanziarie. Considerato che il Lussemburgo è il Paese comunitario verso il quale si orientano i maggiori investimenti tedeschi non ci vuole molto a capire la funzione che esso ha rispetto al capitalismo tedesco.
Riprendiamo il primo punto e cioè quello che riguarda l'Italia.
La prima osservazione che mi viene di fare è che la presenza tedesca e gli interessi che si intrecciano riguardano l'area padana ossia le Regioni dove la destra guidata dalla Lega è egemone e l'Italia centrale dove il consenso della Lega si sta progressivamente allargando. In realtà come l'Emilia Romagna, la Toscana, l'Umbra il dato in crescita della Lega sta anche a significare che gli interessi organizzati presenti su quei territori non si riconoscono più nel PD e questo nonostante abbia fatto politiche funzionali a quegli interessi. A sostegno del mio ragionamento devo fare riferimento ai dati della relazione della Camera di Commercio Italo - Tedesca presentati a Milano nel marzo del 2018. I dati pur se relativi al 2017 sono significativi. L'Italia, rispetto all'interscambio con la Germania, ha raggiunto il Regno Unito con un incremento del 7,6%. Guardando in particolare alle singole regioni italiane la Lombardia è la prima, da sola fa quanto l'import - export Germania - Giappone, seguita da Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Lazio.
Di fronte a un dato come questo la domanda che mi pongo è relativa al significato politico dell'attacco di Salvini alla Germania, all'UE germanizzata e alla necessità che ha di creare intese con i governi dei Paesi del Gruppo di Visegrad, in sostanza con l'area geopolitica identificata come Mitteleuropa.
L'obiettivo degli interessi che si muovono a sostegno di Salvini è, a mio parere, quello di rinegoziare alcuni rapporti con il centro rappresentato dalla Germania e nel contempo, di fronte a margini di trattativa molto ristretti, scaricare i costi del processo di ristrutturazione del sistema produttivo padano sul resto dell' Italia. Al resto dell'Italia, rappresentato dal Mezzogiorno e dalle isole, restano poche possibilità senza un partito a vocazione nazionale capace di tenere insieme il Paese all'insegna di politiche di sviluppo equilibrate e di una Democrazia attenta più al sociale e meno al mercato. Dalle scelte politiche e dalle alleanze che si prospettano in ambito di Unione Europea, le scelte della Lega in una visione per così dire nazionale portano a una politica economica che vedrebbero il Mezzogiorno in concorrenza con i Paesi dell'ex blocco sovietico.
Secondo questa logica per far fronte alla crisi demografica, vista la fuga in massa dei giovani meridionali, non resta che accogliere gli immigrati. Questo sembra in contraddizione con i proclami anti immigrati che fa Salvini. Ma così non è. Proprio in Padania gli immigrati sono funzionali a quel sistema produttivo.
La questione che pone Salvini è di controllo dei flussi migratori e di becera propaganda politica. Gli immigrati sono mano d'opera a basso costo e dequalificata utile per un sistema produttivo capital saving. La costruzione di un tale contesto renderebbe il Sud un'area interessante per investimenti e un competitore credibile rispetto sia ai Paesi in via di sviluppo che rispetto ai Paesi che formano la Mittleuropa. In questa costruzione è insita una ristrutturazione del Nord che scarica i costi sul Mezzogiorno.
Questa mia riflessione che sembra fantapolitica non è affatto tale. Le dinamiche economiche, sociali e politiche in corso stanno costruendo la realtà che per sommi capi sto provando a descrivere e la subiremo senza nemmeno accorgercene. La narrazione che viene fatta da tanti opinionisti, politici, stakeolder, ecc. mira a convincere l'opinione pubblica che questa è l'unica soluzione possibile. Provate per un attimo a riflettere sui dati del crollo demografico dell' Italia e vedrete che tutto sta accadendo sotto i nostri occhi. Le previsioni sul crollo demografico riguardano soprattutto il Sud. I 506.000 giovani che hanno lasciato il sud in tre anni sono un salasso che peserà come un macigno sul futuro del Mezzogiorno.
Una Sinistra degna di tale definizione dovrebbe riflettere sulle dinamiche in corso non per assecondarle in nome di un umanitarismo ipocrita o peggio per mero opportunismo politico di un ceto politico percepito sempre di più come inutile e inadeguato, ma per rivendicare con forza coesione sociale, politiche economiche più giuste capaci di tenere insieme il sistema nazionale. Il dibattito sull'Europa gira tutto attorno alla sua riformabilità.
Penso che l'U.E. verrà cambiata ma non saranno le Sinistre minoritarie, non solo in Italia, a realizzarlo. La riforma dell'UE verrà dall'accordo che dopo le elezioni troveranno i due blocchi di destra e avverrà secondo gli interessi economici fotografati dalle due cartine che ho condiviso. La Germania ha costruito il proprio spazio vitale salvaguardando gli interessi dei ceti dominanti della Mitteleuropa e delle aree di confine. L'Unione Europea che doveva essere a trazione franco tedesca ha mostrato i suoi limiti. La Francia non ha retto il confronto. La Germania, come recita il sottotitolo del n. 12/2018 di Limes, è in crisi di identità, ha necessità di ridefinire le relazioni con il resto del mondo ma la strategia che dovrà mettere in campo non può prescindere dall'area di influenza costruita in questi anni e questo processo avrà effetti non indifferenti sul nostro sistema politico più di quanto si pensi. Non a caso Matteo Salvini non molto tempo fa si è sbilanciato proponendo un accordo forte con la Germania ne più e ne meno come aveva fatto l'altro Matteo, Renzi, a riprova che gli elettori della Lega, di Forza Italia e del PD sono portatori degli stessi interessi. Se ci fosse bisogno di una ulteriore prova è il risultato elettorale delle ultime elezioni politiche italiane che descrivono un Paese elettoralmente diviso in due.

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