7 febbraio 2019

Di Maio-Conte tra la “teca magica” e i “tarocchi”.

di Enzo Sanna. Pensavamo di averle viste tutte con Berlusconi? Ebbene, il "mago di Arcore" ha partorito non solo Renzi, ma anche, ora ne abbiamo la certezza assoluta, i grillini suoi emuli, dopo i leghisti che dal suo pollaio pescano oggi a piene mani, non a caso.
Chi ha avuto la ventura di assistere in TV alla commedia dell'arte (barbina), degna del teatrante Berlusconi, inscenata dal grillino Di Maio il quale presenta con tanto di sorriso tra il soddisfatto e l'inebetito la oramai famosa tessera gialla del "Reddito di cittadinanza" tenuta protetta all'interno di una teca a simil-prova di Arsenio Lupin, ha ben compreso il senso di ciò che si vuol rappresentare. E se non ha ancora capito, be'… buon per lui; dei poveri di spirito sarà il regno dei cieli.
Sarebbe simpatico conoscere il nome del "regista" della sceneggiata di stampo meroliano portata sugli schermi TV da Di Maio con la poco nobile comparsata del presidente del Consiglio Conte. E sarebbe altrettanto utile sentire i pareri di esperti socio-psicologi circa il messaggio subliminale contenuto nella presentazione della "teca" prima coperta da una sindone per poi essere "svelata" al pubblico imbelle quale fosse il "tesoro" (pronunciatelo alla maniera di Gollum ne' Il Signore degli Anelli) a loro offerto in dono dai novelli benefattori dell'umanità che si erano già premurati di farci sapere di aver sconfitto la povertà e persino la disoccupazione. Si potrebbe ipotizzare qualche irriverente somiglianza (scientemente ricercata?) con l'ampolla in cui si liquefà il sangue di San Gennaro.
Chi scrive non è contrario per principio alla spettacolarizzazione della politica, ma ciò che non riesce proprio a digerire è la spettacolarizzazione dell'imbroglio. Come ha fatto notare il neo-segretario della CGIL Landini, tutto ciò che va verso la redistribuzione della ricchezza è ben accetto, ma confondere e mescolare l'intervento assistenziale con le politiche per l'occupazione non può reggere. E qui, piaccia o meno ai grillo-leghisti, abbiamo raggiunto l'apice della cialtroneria nella rappresentazione politica. Assistere a Di Maio che "scappella" la fallica teca contenente un pezzo di plastica gialla in odore di liquefazione, oppure un Salvini che indossa di volta in volta, sempre abusivamente, le divise militari e non dei vari "corpi", procura un senso di profondo disagio e repulsione.
Se risponde al vero il detto per cui "La storia è maestra", anche chi oggi prova a illudersi tra teche scappellate e divise abusivamente indossate scoprirà presto come lusinghe e chimere appariranno per ciò che sono: miraggi elettoralistici. Già la notizia per cui un dato numero di tessere gialle verrà distribuito a ridosso delle elezioni europee, ma il codice segreto sarà consegnato, guarda caso, a elezioni concluse ricorda tanto l'operato di un altro illustre napoletano ai suoi tempi venerato quasi al pari di San Gennaro: quel monarchico di simpatie fasciste di nome Achille Lauro che omaggiava l'elettore della scarpa destra prima del voto e della sinistra solo dopo essere stato rieletto. Staremo a vedere.
Però domandiamoci, nel frattempo, se il fondo sia stato toccato, oppure se sentiremo bussare da quello che consideravamo erroneamente il fondo sotto i nostri piedi. "Non siamo arrivati al peggio finché possiamo dire: questo è il peggio", scriveva William Shakespeare.
Cosa ci attende dopo il governo dei grillo-leghisti se non vi sarà una saggia rivoluzione sostenuta dai saldi pilastri della democrazia vera, egualitaria, socialmente giusta e non sull'imbroglio dell'uno vale uno o, peggio, dell'uomo forte in divisa, ma in fondo solo un chicken-shit al comando?

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