Quando parliamo di alimentatori Ac/Dc – che più correttamente dovremmo definire convertitori – ci riferiamo a quegli apparati elettrici, sia semplici che composti, che hanno la funzione di effettuare il raddrizzamento della tensione elettrica in ingresso (corrente alternata, AC) restituendola in uscita come corrente continua (in inglese Direct Current, DC). Se accoppiati con un trasformatore, gli alimentatori Ac/Dc sono anche in grado di modificare i livelli di tensione e corrente – e quindi, indirettamente, di potenza – e perciò di portare appunto l’alimentazione a un numero vastissimo di apparecchiature il cui funzionamento è permesso dall’elettricità, come ad esempio tutti gli elettrodomestici che abbiamo comunemente nelle nostre case.

Il criterio più comunemente usato per classificare gli alimentatori Ac/Dc è quello che li distingue in base alla potenza che gestiscono; un altro molto frequente applicato è quello relativo alle caratteristiche di qualità della corrente elettrica che gli alimentatori Ac/Dc forniscono in uscita. In generale, possiamo dire che, lasciando pari i valori di tensione e di potenza, la complessità richiesta dagli alimentatori Ac/Dc va crescendo (accompagnata di pari passo dal loro prezzo) al crescere della precisione e stabilità della tensione fornita, oltre che dell’affidabilità del dispositivo stesso. Naturalmente, per esigenze particolari – pensiamo ad esempio ai laboratori – esistono anche alimentatori Ac/Dc che permettono di regolare la tensione in uscita in base alle esigenze specifiche. Per evitare ogni rischio di cortocircuito, questi modelli sono solitamente equipaggiati di un limitatore della corrente massima fornita.

Questa distinzione appena chiarita risulta, in effetti, una delle principali discriminanti tecnologiche nell’analisi degli alimentatori Ac/Dc; per semplificare il discorso fatto, possiamo infatti dividere questi dispositivi in modelli statici e modelli variabili. Come è facile intuire, i modelli statici di alimentatori Ac/Dc sono quelli (i più diffusi sul mercato e nelle applicazioni comuni) capaci di erogare una tensione e una corrente sola, sempre uguali; di contro, gli alimentatori Ac/Dc definiti come variabili sono quelli dove appositi dispositivi di controllo (solitamente semplici pulsanti o levette) permettono all’utente di modificare i valori di tensione e di corrente in uscita. Fatte salve queste possibilità, la struttura base degli alimentatori Ac/Dc è estremamente semplice: il modello elettrico più elementare è composto di 4 diodi in serie a formare un rombo chiuso, di cui i primi due vengono collegati, uno per la fase e uno per il neutro, ai due cavi della corrente alternata, mentre gli ultimi due sono collegati a quelli per la corrente negativa, con un negativo e un positivo.