La diffusione dei dispositivi elettronici e delle costruzioni elettromeccaniche in ogni ambito del lavoro, dell’industria e persino della vita privata – pensiamo ad un esempio emblematico, come il telefono cellulare – ci ha portato ad essere circondati, allo stesso modo, da una serie di dispositivi che sfruttiamo senza nemmeno conoscere davvero i principi e i meccanismi che ne regolano il funzionamento. Proviamo appunto a scoprire brevemente cosa siano e come funzionino questi elettromagneti che sono alla base di tanti degli oggetti che ci circondano.

Spiegato nella maniera più elementare, un elettromagnete non è altro che un pezzo di ferro circondato da un avvolgimento di rame, in cui viene immessa una corrente elettrica: fino a quando questa continua, il dispositivo emette un campo magnetico. Questa proprietà lo rende un elemento fondamentale di motori elettrici, generatori, amplificatori, hard disk, e ovviamente di tutti i dispositivi, come ad esempio quelli utilizzati nel trattamento degli scarti metallici, dove occorre una calamita di particolare potenza che possa essere attivata e disattivata: la forza del campo magnetico generato è infatti direttamente proporzionale alla quantità di corrente immessa, ed è quindi regolabile con assoluta gradualità finchè perdura il rifornimento di energia.

In realtà, il pezzo di ferro di cui abbiamo parlato non è strettamente necessario: ogni campo elettrico è anche un campo magnetico, e quindi il solenoide da solo è già un elettromagnete. La presenza del ferro, tuttavia, aumenta di diverse migliaia di volte l’intensità del campo magnetico generato; si verifica inoltre un curioso fenomeno, detto isteresi, per cui nel momento in cui la corrente viene sospesa, il ferro mantiene una debole carica magnetica permanente, trasformandosi così in una calamita vera e propria. Questo avviene perché una volta che i domini magnetici contenuti nel ferro sono stati tutti allineati allo stesso modo dal campo elettrico, al sospendersi di quest’ultimo molti rimangono comunque allineati, a differenza dello stato naturale in cui erano orientati in maniera casuale e tendevano perciò a cancellarsi l’un l’altro.